Che cosa è il centro Baobab e perché è stato sgomberato (per l’ennesima volta)


Baobab sgomberato

Riccardo De Luca / AGF 


 Lo sgombero del centro Baobab a Roma




La tendopoli per migranti in transito sgomberata a Roma dalle forze dell’ordine era stata allestita dai volontari di Baobab Experience nell’autunno del 2016, prima a largo Spadolini e poi in via Gerardo Chiaromonte, nei pressi della stazione Tiburtina.

L’insediamento raccoglie l’eredità del centro sociale Baobab, a lungo un punto di riferimento a Roma per l’accoglienza dei migranti, attivo per anni in una struttura nella vicina via Cupa.

Il 6 dicembre 2015 l’autorità giudiziaria aveva disposto la chiusura di quello spazio in seguito a una decisione del Tar del Lazio che imponeva la restituzione dei locali occupati al proprietario dello stabile, la società immobiliare Tamarri, e lo sgombero del centro d’accoglienza.

La cena dello scandalo con Poletti, Alemanno e Buzzi

La struttura era finita al centro delle cronache giudiziarie nell’inchiesta Mafia Capitale, perché al suo interno nel 2010 si era svolta una cena che vedeva tra gli invitati allo stesso tavolo l’ex ministro Giuliano Poletti (all’epoca presidente della Lega delle Cooperative), l’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il ras della Coop 29 Giugno, Salvatore Buzzi.

Come è nato Baobab Experience

A fine 2016 un gruppo di volontari, privati cittadini e operatori sociali di Baobab, si era costituito nell’associazione ‘Baobab Experience’ e, in assenza di una sede, aveva continuato a dare una prima accoglienza in una tendopoli in strada nei pressi della stazione Tiburtina, supportati da associazioni mediche e legali e dalla rete costituita con attivisti dei diritti umanitari nazionali ed europei.

In due anni l’accampamento ha subito circa 20 sgomberi. L’associazione riferisce che più di 70 mila persone sono passate dai loro campi, allestiti con mezzi donati dalla cittadinanza, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale. E specifica che si tratta di “donne, uomini e bambini in transito verso altri Paesi europei o richiedenti asilo in Italia, che a Roma, dopo viaggi estenuanti in cui rischiano dalle torture alla morte, sono costretti ad aspettare circa un mese e mezzo in strada prima di poter accedere alle pratiche legali”.

La denuncia a Salvini e le ombre del campo

Nello scorso agosto l’associazione ha denunciato il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, per “istigazione all’odio razziale”. Salvini allora replicò con queste parole: “La mia colpa? Aver scritto su Facebook: Andate via!”.

A ottobre una donna slovacca di 38 anni ha denunciato di essere stata stuprata all’interno di una tenda dell’insediamento da un ventenne tunisino, cui è stato ordinato il divieto di residenza nel Comune di Roma, che ha ammesso i fatti parlando però di rapporto consenziente.

La circostanza aveva portato a una riunione del Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza durante la quale si era iniziato a parlare dello sgombero della tendopoli.

Dove andranno gli sgomberati

Il Campidoglio, in previsione dello sgombero, ha avviato il censimento degli ospiti del campo, circa 200, per poi offrire loro posti letto in strutture di accoglienza.

Finora sono 55 le persone che avrebbero accettato sistemazioni alternative e i tecnici della Sala operativa sociale proporranno una sistemazione anche agli altri migranti presenti nella tendopoli.

A Roma manca un hub per i transitanti, migranti che approdati in città vogliono ripartire verso altre destinazioni, spesso all’estero. Una interlocuzione tra Ferrovie dello Stato e Campidoglio aveva portato nel 2015 a individuare nel Ferrhotel di Tiburtina, un vecchio albergo per ferrovieri ormai dismesso, lo spazio da allestire per questo scopo. Il progetto però non è mai decollato. 

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