C’è un mercato clandestino di cavallucci marini da Taranto alla Cina 


traffico cavallucci marini oloturie

(Afp)


Un sub e un cavaluccio marino 




Il commissario di Governo per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli, gli ha protetti con una serie di accorgimenti nell’ambito del progetto di risanamento del Mar Piccolo dopo decenni di inquinamento. Trafficanti illegali, invece, che, si servono di pescatori locali, li catturano e alimentano il primo anello della catena che li porta sino in Cina dove sono rivenduti a prezzi alti come oggetto ornamentale.

Sono i cavallucci marini (gli ippocampi) che, insieme alle oloturie, sono oggetto di un mercato clandestino, benché queste specie marine siano soggette a specifica protezione   normativa. L’ambientalista tarantino Luciano Manna, di VeraLeaks, ha denunciato, con una serie di foto, “un vero e proprio mercato illegale che procaccia la clientela sulla nota app di messaggeria istantanea WeChat (Weixin)” sia le oloturie che i cavallucci marini. Nella chat on line, specifica Manna, viaggia la reperibilità dei fornitori che contatta i propri clienti indicazione dell’username da contattare per gli acquisti.

“Verso il mercato cinese – dichiara ancora Manna – viaggiano così oloturie e cavallucci marini che vengono pescati nel Mar Piccolo ma anche nel Mar Grande di Taranto provocando, così, un grave danno ambientale al nostro ecosistema marino. Un vero e proprio ecoreato. C’é dell’accuratezza nella presentazione del prodotto. Viene infatti mostrato in eleganti cadeaux dove sono ben indicate provenienza geografica. Negli ideogrammi cinesi, oltre ai nomi dei prodotti, si legge infatti la parola “Italia, Mediterraneo””. 

Come funziona il traffico? “La filiera volta all’export cinese – afferma VeraLeaks – si avvale di pescatori tarantini che vendono il prodotto ad un intermediario che, a sua volta, lo porta in una attività commerciale cinese che provvede all’inscatolamento e alla spedizione in Oriente. I volumi ed i guadagni sono molto alti. Per le oloturie – si afferma – si parte da un irrisorio guadagno di circa 80 centesimi di euro al chilogrammo, da parte del pescatore locale, ai 50 euro al giorno per chi provvede alla pulizia del prodotto che poi lo vende a 7 euro al chilo allo spedizioniere che lo immette nel mercato cinese a cifre che vanno dai 200 ai 600 dollari al chilo”.

Sono in campo da tempo, rammenta Manna, Guardia di Finanza, Polizia e Guarda Costiera “per contrastare questo tipo di commercio che, negli ultimi anni e sino a pochi mesi fa, ha portato la Procura a denunciare diverse persone con conseguenti sequestri di tonnellate di prodotto pescato”.

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Oloturie, o cetrioli di mare

E infatti a novembre scorso la Capitaneria di porto di Taranto ha sequestrato mezzo quintale di prodotto ittico,  oloturie in questo caso, dette anche cetrioli di mare, riconosciute quale specie marina protetta e quindi sono vietati pesca, detenzione sbarco. In quell’occasione, a Taranto, i militari della Capitaneria sorpresero a San Vito, alle porte della città, un sub intento ad effettuare pesca sportiva, in apnea, a circa 50 metri dalla costa. Il controllo, esteso anche al natante di appoggio del pescatore sportivo, permise poi di scoprire oltre mezzo quintale della specie protetta, sicuramente destinata all’estero.

Il sub venne denunciato alla Magistratura e il prodotto rigettato in mare. Gli organismi di questa specie, sottolinda la Guardia Costiera di Taranto, sono stati sottoposti a tutela con il decreto ministeriale del 27 febbraio 2018, in quanto le ricerche scientifiche, condotte proprio nelle nostre acque, “ne hanno dimostrato il ruolo centrale nell’ecosistema marino, per quanto riguarda in particolare l’ossigenazione ed il riciclo di sostanze organiche nell’ambiente in cui essi vivono”.

“Quanto accaduto rende ancora più evidente la necessità di estendere in via definitiva il regime di tutela delle oloturie – afferma la presidente di Marevivo, Rosalba Giugni. I cetrioli di mare – prosegue Giugni – sono fondamentali anche se spesso vengono considerati animali di serie B. La loro commercializzazione, così come quella dei cavallucci marini, è un eco- reato efferato che non può e non deve rimanere impunito. Le risorse del mare – conclude Marevivo – sono un bene fondamentale per tutti e non un profitto per pochi”.

Se i predatori ne fanno oggetto di traffico, c’è chi, invece, cerca di proteggerli e metterli al sicuro. È lo staff guidato dal commissario alla bonifica di Taranto, Corbelli, che gli ippocampi e le altre specie pregiate, tra cui la “pinna nobilis”, sono state mesi fa  “traslocate” in aree più “riparate” dello stesso Mar Piccolo per il tempo necessario alla bonifica. Un lavoro durato un anno, unico nella sua dimensione numerica, premiato dall’Accademia dei Lincei e accompagnato da una serie di accorgimenti: espianto e riallocazione in una stessa giornata per evitare alle specie stress di ogni tipo, temperatura dell’acqua non superiore ai 27 gradi, uso di vasche forate per il trasferimento, immerse in altre vasche con acqua di mare e provviste di pompe per il ricambio idrico costante, collarini di colore diverso per i cavallucci marini (solubili dopo un breve periodo di contatto con l’acqua di mare) per individuarne la tipologia. 

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