Castel Gandolfo, il paese che ringrazia il Papa per averlo ‘messo in ginocchio’


Castel Gandolfo, il paese che ringrazia il Papa per averlo 'messo in ginocchio'

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 Castel Gandolfo




“Caro Papa Francesco, torna da noi, che t’abbiamo fatto di male?”, ne avrà ricevute in questi anni il Santo Padre di lettere che si aprivano con questo incipit, e tutte provenivano dallo stesso luogo: Castel Gandolfo. Si perché se Papa Bergoglio da una parte è certamente il Papa più vicino ai suoi fedeli, che più di tutti ci tiene ad avere un rapporto diretto con il suo popolo, dall’altro ha inevitabilmente deluso il piccolo e meraviglioso borgo romano, sede storica delle vacanze estive dei Pontefici. Sono passati ormai due anni da quando Papa Francesco ha definitivamente deciso di rinunciare alla sua residenza estiva a Castel Gandolfo, un paese che fino a quel momento, nonostante sia considerato uno dei borghi più belli d’Italia, viveva della presenza del Papa e dei pellegrini che raggiungevano la piazza principale per assistere la domenica alla messa del Santo Padre. Si è appena chiusa un’altra estate senza Papa, quassù ai Castelli Romani.

Castel Gandolfo, il paese che ringrazia il Papa per averlo 'messo in ginocchio'

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 Papa Francesco a Castel Gandolfo, luglio 2014

Da un momento all’altro tutto è finito, quella piazza si è svuotata, Papa Francesco non si è mosso dal Vaticano nemmeno per quei pochi giorni di vacanza che si è concesso. I castellani ci sono rimasti male, per il rapporto intimo creato nel tempo con i papi, ma anche perché colpiti alle loro tasche se pensate a quante attività, specie turistiche, vivevano in funzione della presenza del Papa e del turismo che ne derivava.

Il sindaco: “È stato come un lutto”

A confermarci il malumore e la delusione della comunità anche il sindaco Milvia Monachesi: “Inizialmente c’è stato un primo anno che è stato pesante, perché comunque tutto girava intorno alla presenza del Papa, sia a livello sociale che economico. D’inverno ci si preparava per l’estate, quindi siamo rimasti molto dispiaciuti anche a livello proprio di rapporti, perché non è soltanto un discorso economico. Il Papa celebrava la messa il 15 agosto nella chiesa per i castellani, il giorno della nostra sagra delle pesche di fine luglio noi andavamo a portare i frutti al palazzo papale e lui ci riceveva con i bambini vestiti da castellani. C’era proprio una tradizione, un legame forte con i papi, in particolare con gli ultimi due, perché sia Karol Wojtyla che Benedetto XIV hanno dimostrato molto amore per Castel Gandolfo e hanno soggiornato per periodi sempre più lunghi, arrivavano i primi di luglio e andavano via a inizio ottobre. È stato veramente un lutto in un certo senso”.

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  Papa Francesco a Castel Gandolfo, luglio 2014

Abituati, da sempre, ad ospitare una quantità enorme di persone si sono ritrovati, da un anno all’altro, con la piazza, ma soprattutto le loro attività, vuote. Ristoranti, negozi di souvenir, prima affollati di potenziali acquirenti e poi deserti. E le attività della zona, allora, parlando con Repubblica si esprimevano così: “Tra noi commercianti c’è molta delusione, perché con questo Papa le premesse erano ottime. Per noi gli affari sono crollati”, lamenta Andrea Di Bernardini, titolare di un negozio di souvenir in Piazza della Libertà, dirimpetto alla residenza papale. Rita Jacucci, del Bar gelateria sul pedonale Corso della Repubblica, parla senza mezzi termini di “un macello”, per quanto riguarda le scarse presenze di visitatori.

“Quello che ci salvava era il grande afflusso due giorni a settimana – spiega -. Volevamo anche scrivere una lettera al Papa, ma lui segue il suo programma e non cambia. Ora speriamo nell’anno prossimo”. Patrizia Gasperini, altro negozio di souvenir e articoli religiosi in Piazza della Libertà, è ancora stupita: “Quando mi hanno detto che il Papa non veniva ho pensato a una burla. Ora per noi è dura. Capiamo le ragioni del Papa, ma per noi è molto difficile. Abbiamo così tanta merce in magazzino che ci arriveremo a Natale. L’estate per noi era il periodo con cui reggere durante l’inverno. Adesso non sarà così, quindi dovremo ripensare un pò il tutto”.

Il palazzo papale ora è un museo

Ma dietro ad ogni problema si nasconde un’opportunità, infatti la decisione di Papa Francesco di rinunciare definitivamente alla residenza estiva ha portato alla trasformazione del palazzo papale in un museo che oggi ha fatto rinascere il turismo di Castel Gandolfo. Continua infatti il sindaco: “Poi c’è stata questa apertura di Papa Francesco, molto importante, prima dei giardini e poi della villa e quindi da un punto di vista economico il turismo si è riavviato in modo diverso ma non meno importante. Mentre prima era un turismo concentrato nei giorni in cui il Papa si affacciava e nelle ore in cui il Papa si affacciava, adesso vengono in tutte le stagioni, in tutti i mesi dell’anno. Tant’è che inizialmente il palazzo e i giardini erano aperti soltanto durante la settimana, da questa estate sono aperti anche la domenica, perché c’era una forte richiesta, nonostante il prezzo non sia proprio economico, eh. Però c’è una grande affluenza e anche qualificata, perché vengono molti stranieri, c’è quello che noi chiamiamo “il treno santo”, il treno specifico che tutti i sabati parte da San Pietro e porta qui a Castel Gandolfo, in modo tale da poter visitare entrambe le residenze papali”.

Castel Gandolfo, il paese che ringrazia il Papa per averlo 'messo in ginocchio'

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 Il palazzo papale di Castel Gandolfo

E​ffettivamente è un viaggio che merita quello fino al borgo, non fosse altro per la possibilità di visitare la residenza papale ed entrare fin dentro la camera da letto del Papa, che a prescindere dal fanatismo spicciolo, è la camera dove nel 1944, quando gli alleati sbarcarono ad Anzio e la zona divenne il centro della guerra, vennero a partorire circa 40 donne, cui bambini vennero poi soprannominati “i figli del Papa”. In 100 mila infatti si sono spinti fino al borgo per turismo nell’ultimo anno, una cifra in linea con la presenza dei precedenti papi. Negli anni infatti hanno cambiato opinione anche i commercianti locali, che ora quasi ringraziano il Papa per la scelta.

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  Il palazzo papale di Castel Gandolfo

Una prospettiva nuova per il paese

Come la signora Marina, che ha una bottega artigiana proprio nella piazza principale del borgo: “Io sono quasi contenta che non venga, perché lui non venendo ha aperto le ville e il palazzo pontificio, quindi ha creato un’opportunità maggiore al paese perché è una visita che non si può fare in nessun’altra parte del mondo. Quindi abbiamo un turista molto più ricco perché il biglietto costa 27 euro quindi le persone che vengono sono facoltose e non viene più il pellegrino solo la domenica. Ora molte agenzie importanti portano i turisti qui e prima non succedeva. L’unica cosa che secondo me si è persa è la presenza davanti al palazzo delle guardie svizzere, che ora non ci sono più. In paese oggi ci sono molte più case vacanze e alberghi, che prima non c’erano. Chi si lamenta sono quelli della piazza, negozi vecchio stile, famiglie secolari di Castel Gandolfo, che non capisco nemmeno perché si lamentano. Prima c’erano solo la domenica quelle due ore di folla ma alle 13 andavano tutti via di corsa e nel pomeriggio non c’era più nessuno. Ora c’è un via vai costante, secondo me è meglio. Prima anche la vita privata era condizionata dalla presenza del Papa, oggi non c’è e ci sentiamo anche più liberi. Oggi i turisti vengono e vivono il paese, secondo me è proprio rinato. Certo, se venisse ogni tanto non sarebbe male, però il palazzo e le ville danno lavoro a 50 dipendenti, e se torna questi che fanno?”.

Il turismo locale è cambiato

Un ragionamento che non fa una piega. E anche la signora Assunta è d’accordo: da quando il Papa non viene, dopo un inizio un po’ complicato, le cose vanno decisamente meglio al suo ristorante: “Inizialmente per tutto il paese è stato un po’ difficile perché non venendo più il Papa, specie chi vendeva gli oggetti sacri, si è trovato in grossa difficoltà. C’è stato un po’ di disagio, hanno anche cominciato a scrivere delle lettere e sono rimasti malissimo di questo comportamento del Papa, non capivano perché. Poi, passando il tempo con la decisione di aprire il palazzo e i giardini, la situazione è cambiata totalmente. Prima era un turismo molto veloce, mentre ora c’è un turismo che si ferma e che viene tutto l’anno, quindi alla fine è stata una cosa carina, una cosa buona. Sinceramente a me è piaciuta questa cosa, è andata bene. Certo, ci farebbe piacere che il Papa venisse uno o due giorni a trovarci, perché è sempre una cosa molto bella. C’è sicuramente infatti chi ce l’ha col Papa per aver tradito Castel Gandolfo, i castellani il Papa ce l’hanno sempre nel cuore, e ci restano male quando vengono messi da parte, però lavorativamente va meglio. I Castellani doc pensano questo, te l’assicuro”.

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  Il palazzo papale di Castel Gandolfo

Le scelta di Bergoglio

Ma Papa Francesco invece, sulla questione, che dice? Il sindaco, nonostante la latitanza dal borgo, l’ha incontrato e ci racconta: È stato evidente fin da subito che questo Papa era diverso, preferiva percorrere strade nuove rispetto a quelle dei suoi predecessori, andare dove gli altri non erano mai andati. Gli ho scritto una prima lettera dicendogli che qui avrebbe potuto comunque svolgere il suo apostolato in un clima anche più informale. Lui ha risposto dicendo che gli impegni non glielo consentivano, informalmente so che il Papa ha detto che lui non ha mai fatto un giorno di vacanza, infatti io intendevo dirgli “guarda che puoi lavorare bene anche qui”, tant’è che qui sono venuti tanti capi di stato con gli altri papi, quindi non è che doveva per forza riposarsi. Ma lui ha fatto una scelta più francescana diciamo. Una volta sono andata io ad un’udienza in Vaticano, l’ho salutato, lui mi ha riconosciuta e mi ha detto “Ah Castel Gandolfo, siete arrabbiati con me!” ed io anche lì gli ho detto “No, Padre, siamo con lei, però c’ha insegnato che la speranza non deve mai morire quindi continuiamo a sperare che venga”.

Il dispiacere resta

Castel Gandolfo quindi ha dovuto reinventarsi e dopo anni difficili pare ce l’abbia fatta. Tutti sembrano contenti. Ma se le problematiche economiche derivanti dalla scelta di Bergoglio sono state ammortizzate, c’è un aspetto difficilmente colmabile con una rinascita del turismo e con qualche spicciolo in più in tasca. I castellani ancora oggi non hanno metabolizzato la mancata presenza del Papa: “Si, sono molto dispiaciuti – continua il sindaco Monachesi – sono molto legati ai papi quindi non si permettono di dirsi “arrabbiati”, ma sono molto molto dispiaciuti, perché non capiscono il motivo per cui non può passare, magari non come gli altri, magari un po’ di meno. I castellani si sentono un po’ orfani, ecco”. Un borgo lasciato orfano da Papa Francesco, che chissà se riuscirà ad accontentare una comunità così legata ai Pontefici e alla loro storia. 

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Autore dell'articolo: admin