Carlo Calenda e l’apologia del ceffone ai figli: è bufera sui social


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 Afp


 Carlo Calenda




Dalla felicità per “l’idealismo” di un ragazzo, all’apologia del ceffone – ma anche dei calci – come strumento pedagogico: i tweet di Carlo Calenda volevano forse essere ironici, ma l’effetto prodotto sugli utenti del social network sono stati di segno opposto. In molti, infatti, accusano il candidato pd alle prossime europee di sdoganare le violenze sui minori.

 

Andando con ordine. Calenda si dice felice per la scelta di suo figlio di partecipare al Friday for Future di ieri: “Mio figlio è andato alla manifestazione. A casa parliamo di ambiente e sviluppo. Lui sostiene scelte radicali io spiego la complessità di tali scelte. Felice del suo idealismo. Ma non facciamo i paternalisti rincorrendo Greta. Lasciamo ai giovani lo spazio per i loro ideali”.

 

Un post a cui risponde l’ex direttore del Foglio, Giuliano Ferrara: “Picchialo! Buona Pasqua”. Calenda retwitta e risponde: “Quello sempre. Di base. Almeno due volte al giorno. Buona Pasqua anche a te”. Di qui le proteste: “Le mani non si dovrebbero mai usare, sui figli o su chiunque altro”.

 

Calenda, però, non arretra: “Ogni tanto anche un bel calcione nel sedere funziona. Ma dà meno soddisfazione”. A questo punto, un follower gli chiede se sia sicuro che prendere a calci un minore sia accettabile nel 2019 e Calenda, che a questo punto sembra abbandonare la vena ironica, risponde: “Credo non sia accettabile non farlo”, poi aggiunge un suo personale vademecum: “Mai sberle a un bambino piccolo. Scapaccione simbolico come estrema ratio. Ceffone ben assestato a adolescente grosso e turbolento. Ma anche qui solo casi rari e estremi. Non farlo quando c’è necessità è una grave responsabilità”.

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