CAR-T therapy e immunoterapia per combattere i tumori più difficili


Di CAR-T therapy si è parlato molto negli ultimi due anni e ancora molto si parlerà visto che, grazie a questa particolare forma di immunoterapia, si possono curare e forse persino guarire adulti e bambini malati con certi tipi di tumore del sangue che non lasciavano loro scampo. Non è un caso, dunque, che questa strategia terapeutica sia presente anche nella sessione principale del congresso dell’American Society of Hematology (Ash) che si apre domenica a San Diego, in California. «Le novità che verranno presentate indicano come migliorare l’utilizzo delle CAR-T in associazione a farmaci o prima del trapianto e, per la prima volta, mostrano i risultati su pazienti con un follow up discreto, ovvero seguiti per un arco temporale significativo per capire cosa possiamo aspettarci da questa cura sul medio e lungo periodo» spiega Paolo Corradini, presidente della Società Italiana di Ematologia e direttore della Divisione di Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.


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Finora la tecnica ha dato esiti molto incoraggianti contro linfomi aggressivi e indolenti, la leucemia linfatica acuta e cronica e il mieloma, in adulti e bambini. Dopo l’approvazione negli Stati Uniti, ad agosto è arrivato l’ok europeo per axicabtagene ciloleucel e per tisagenlecleucel. Nel primo caso il trattamento è stato approvato per adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B e con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B, recidivanti o refrattari. Nel secondo la cura è stata autorizzata per la leucemia linfoblastica acuta a cellule B nei pazienti pediatrici e fino ai 25 anni di età e per il linfoma diffuso a grandi cellule B negli adulti. Attualmente sono in corso o in avvio sperimentazioni in tre centri nel nostro Paese: l’Ematologia dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, la Clinica Pediatrica dell’Università di Milano-Bicocca Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (Ospedale San Gerardo di Monza) e il centro di Oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Cosa emerge di nuovo ad Ash 2018

«Gli studi presentati a questo Ash 2018 puntano a perfezionare l’uso delle CAR-T – illustra Corradini -. Una sperimentazione condotta su 14 pazienti fra i 4 e i 17 anni, con leucemia linfoblastica acuta a cellule B o linfoma a grandi cellule B, che avevano fatto molti cicli di cura precedenti, indica che è possibile associare la terapia CAR-T con farmaci immunoterapici quali pembrolizumab o nivolumab e che questa combinazione può aumentare l’efficacia e la durata della cura, perché le varie strategie operano con meccanismi d’azione differenti che contribuiscono a contrastare il tumore su più “fronti”. Seguendo la stessa filosofia di pensiero, un altro studio ha testato l’associazione di ibrutinib alla CAR-T in pazienti con una forma di leucemia linfatica cronica cosiddetta ricaduta o refrattaria, nella quale in pratica le terapie standard non danno più risultati. Ne è emerso che somministrare il farmaco da due settimane prima dell’infusione con CAR-T fino a tre mesi è un’opzione ben tollerata nella maggior parte dei malati che può diminuire l’eventualità di effetti collaterali gravi e migliorare la risposta dei malati alla cura». Infine, a San Diego vengono presentati i dati relativi al follow up (in media 20 mesi) di malati con un linfoma con linfoma diffuso a grandi cellule B che hanno ricevuto la cura con tisagenlecleucel: ne emerge che su pazienti pesantemente trattati in precedenza, la terapia ha ottenuto numerose risposte di lunga durata, anche nei malati considerati più “critici” (anziani o con caratteristiche di malattia che li esponevano a una prognosi peggiore). «Le CAR-T aprono una nuova fase dell’ematologia e il fatto che ci siano risposte durature in malattie altrimenti non curabili fa supporre che ci possano essere dei pazienti guariti, anche se il lavoro da fare per capire le tossicità e come utilizzarle al meglio è ancora molto lungo» conclude Corradini.

30 novembre 2018 (modifica il 1 dicembre 2018 | 10:50)

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