Caproni, lampi di prosa (e visioni) da un Paese concreto



Che la Bestia del Conte di Kevenhüller sia il male in tutte le sue metamorfosi, e che la res amissa – la cosa perduta – coincida invece con il bene di cui non si ha più memoria, lo spiega lo stesso Giorgio Caproni in un appunto alla sua ultima silloge, riportato da Agamben nella premessa all’edizione postuma. Questa dicotomia può tradursi in un modo particolare di concepire l’istituto dell’io? Ciò che si è perso («non ne trovo più traccia») non … Continua


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