Cancro, costi elevati e troppi ritardi nell’arrivo dei nuovi farmaci


Alcuni Paesi europei impiegano il doppio di altri per mettere a disposizione dei malati di cancro una nuova terapia e la decisione di rimborsare una molecola gi approvata dalle autorit europee competenti in alcuni Stati pu richiedere oltre un anno. E’ quanto emerge da un’indagine presentata questa mattina a Monaco di Baviera in apertura del congresso annuale della European Society for Medical Oncology (Esmo), che riunisce in Germania pi di 24mila oncologi da tutto il mondo.Una volta che l’Ema, la European Society for Medicines, d il via libera a un nuovo farmaco, infatti, nella maggior parte dei Paesi (fra i quali l’Italia) viene avviato un complesso iter burocratico che, valutando il costo e l’efficacia della cura, deve portare all’effettiva decisione da parte di ogni singola nazione se includere o meno il medicinale fra quelli che verranno rimborsati ai cittadini. 

Tempi lunghi per approvare i nuovi farmaci

Per l’indagine illustrata ad Esmo, i ricercatori guidati da specialisti dell’Harvard Medical School, hanno preso in considerazione tutte le nuove medicine anticancro approvate da Ema tra gennaio 2007 e dicembre 2016 e poi hanno valutato i tempi di approvazione delle autorit competenti per ora solo in Inghilterra, Francia, Germania e Scozia. La decisione, in media, ha richiesto 405 giorni in Inghilterra, 384 in Scozia, 209 in Germania e 118 in Scozia. Secondo le statistiche, i tempi sono pi rapidi quando il farmaco viene segnalato come altamente innovativo perch comporta un elevato beneficio per i malati (secondo la valutazione di una specifica graduatoria (la Esmo Magnitude of Clinical Benefit Scale) e quasi tutte le cure rientranti in questa categoria sono state rimborsate (il 100% in Germania, il 95% in Scozia, il 92% in Inghilterra e il 90% in Francia).

La situazione italiana: 36 nuove molecole su 55 disponibili

Ci vogliono anni per studiare, mettere a punto e sperimentare un nuovo farmaco anticancro. Quando finalmente si verifica la sua efficacia inizia l’iter burocratico: dapprima deve essere autorizzato dall’Ema, poi dalle singole istituzioni nazionali, quali l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) nel nostro Paese, dove poi si aggiungono altri due passaggi, uno a livello di istituzioni regionali e, infine, un ulteriore revisione del singolo ospedale.Cos, secondo un indagine del 2015, si possono perdere in Italia quasi tre anni perch le cure arrivino ai malati: decisamente troppi, soprattutto se si considera che in molti casi si tratta di terapie indicate per chi ha un tumore in stadio avanzato o non trae alcun beneficio dalle cure gi disponibili. Ma rinviando con passaggi burocratici l’effettiva disponibilit dei costosi (spesso costosissimi) innovativi farmaci oncologici si rimandano anche le spese che il Sistema sanitario deve sostenere.La situazione per oggi migliorata – dice Stefania Gori, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) -. Nel periodo 2012-2016 nel mondo sono state lanciate 55 nuove molecole anticancro: l’Italia, che ha consentito l’accesso a 36 di queste terapie entro il 2017. Il nostro Paese si colloca al quarto posto come numero di nuovi farmaci approvati dopo gli Stati Uniti (47), Germania (44) e Regno Unito (41) e davanti a Francia (35), Canada (33) e Spagna (31). Si tratta di un risultato molto importante, anche perch il nostro sistema sanitario universalistico e garantisce le cure a gratis tutti cittadini, a differenza di quanto avviene ad esempio negli Usa – precisa Gori, che direttore del Dipartimento oncologico all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) -. Per non si pu considerare soltanto il parametro “costo” senza analizzare il risultato che ne deriva. Anche perch in Italia i farmaci antitumorali rappresentano soltanto il 7 per cento del costo totale del cancro (che include anche le spese sociali, il mancato reddito del malato e delle persone che prestano assistenza e altri costi indiretti). E le molecole antitumorali hanno consentito di ottenere importanti risparmi sulla spesa sanitaria totale, quantificabili nel nostro Paese in circa un miliardo e 500 milioni di euro in un quinquennio (2013-2017), riducendo ad esempio il numero delle ospedalizzazioni e il costo di altre prestazioni e migliorando la qualit di vita dei pazienti. 

Il 63% dei pazienti italiani vivo cinque anni dopo la diagnosi

E i risultati ottenuti oggi in Italia sono molto buoni – afferma Giordano Beretta, presidente eletto Aiom -. Nel 2018 nel nostro Paese sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore: una crescita in termini assoluti (perch aumenta la parte di popolazione anziana), ma a fronte di una stabilit nel numero annuale di morti per tumore e di un aumento della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi rispetto agli anni Novanta. Il 63% dei pazienti che hanno avuto il cancro infatti vivo cinque anni dopo la diagnosi, percentuale che pone l’Italia al vertice in Europa (dove la media 57%). Le Reti oncologiche, mettendo in rete le strutture sanitarie, permettono infatti un’assistenza adeguata di ogni paziente razionalizzando al contempo i costi, con una riduzione degli sprechi – conclude Beretta, responsabile dell’Oncologia Medica di Humanitas Gavazzeni a Bergamo -. necessario, quindi, delineare i PDTA (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali) per patologia e identificare indicatori che permettano una costante valutazione delle performance sanitarie regionali.

19 ottobre 2018 (modifica il 19 ottobre 2018 | 13:51)

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Autore dell'articolo: admin