Cancro al seno e terapia ormonale, allarme oncologi: «Una donna su sei non la segue come indicato»


Si espongono al rischio di una ricaduta, di sviluppare pi velocemente metastasi, di morire per tumore perch non seguono in modo corretto la terapia ormonale che viene prescritta ogni anno a milioni di donne nel mondo alle quali viene diagnosticato un cancro al seno. Secondo una ricerca presentata nei giorni scorsi a Monaco di Baviera, durante il congresso annuale della Societ Europea di Oncologia Medica (Esmo), addirittura una paziente su sei in cura con tamoxifene per un carcinoma mammario scoperto ai primi stadi non assume l’ormonoterapia come dovrebbe, gi dopo un anno di trattamento.

Ormonoterapia per 5 o 10 anni

La terapia ormonale raccomandata per 5 o 10 anni, a seconda dei casi, nelle pazienti con un carcinoma mammario sensibile agli ormoni – spiega Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma -. Con 52.800 nuovi casi stimati nel 2018 questo tumore il pi diffuso in Italia non solo fra le femmine, ma nell’intera popolazione e nel 65 per cento dei casi positivo agli ormoni. Nonostante i molti progressi fatti (fortunatamente l’87 per cento delle pazienti vivo a 5 anni dalla diagnosi) resta la prima causa di morte per neoplasia fra le italiane. Oggi sappiamo per che circa un 30 per cento delle malate andr incontro alle metastasi (contro le quali peraltro a questo Esmo 2018 sono state presentate delle importanti novit) e proprio allo scopo di scongiurare questo evento prescriviamo l’ormonoterapia.

Quanto deve durare la cura? Dipende da vari fattori

Studi importanti hanno anche recentemente indicato l’utilit si seguire la cura ormonale pi a lungo dei 5 anni canonici generalmente prescritti perch se una donna, in pre-menopausa, con una malattia diagnosticata nella sua fase iniziale, continua la terapia con farmaci anti-estrogeni per 10 anni riduce il rischio di recidiva (soprattutto di quelle che insorgono dopo molto tempo) e diminuisce anche la probabilit che si sviluppi un secondo tumore nell’altra mammella.Per decidere per se proseguire la terapia deve essere valutato il rischio individuale e la qualit di vita, oltre ad alcuni aspetti peculiari delle donne pi giovani, come ad esempio il desiderio di una gravidanza – chiarisce Cognetti, che anche presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro -. Oggi, anche nelle donne in post-menopausa a rischio pi elevato (ad esempio quando i linfonodi ascellari sono positivi) prassi proseguire la terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi fino a 10 anni. Per le donne pi giovani ci sono meno evidenze: se dopo 5 anni non ancora giunta la menopausa fisiologica (spesso indotta dalla chemioterapia), ed esiste u rischio, si pu proseguire con il tamoxifene ancora per qualche anno.

La nuova indagine: una donna su sei non segue la cura

Si parla di non aderenza alla terapia ormonale quando le malate assumono meno dell’80 per cento della cura prescritta – ha illustrato a Monaco Barbara Pistilli, oncologa dell’Institute Gustave Roussy francese -. Questo pu comportare una pi elevata possibilit di avere una ricaduta, in tempi pi brevi, e di morire per cancro. Il nostro studio il primo che misura l’adesione alla cura misurando i livelli di tamoxifene presenti nel sangue, invece di limitarsi a chiedere alle pazienti se e quanto seguono le indicazioni. E sono rimasta molto sorpresa nel vedere i risultati, parecchio pi alti del solito.I ricercatori hanno valutato i dati di circa 12mila donne arruolate nello studio CANTO, il cui intento valutare l’impatto a lungo termine delle terapie anticancro nelle donne con un carcinoma mammario, e si sono concentrati soprattutto sulle 1800 pazienti con una diagnosi di tumore ai primi stadi (da I a III) in pre-menopausa, alle quali era stata prescritta la terapia ormonale.I controlli fatti a un anno dall’inizio del trattamento mostrano che il 16 per cento non la assume nelle quantit prescritte, il 10,7 per cento non la segue del tutto e un ulteriore 5,3 per cento ne prende troppo poca. Non solo: oltre la met delle interpellate non lo dice al medico e non lo aveva dichiarato nei questionari.

Valutare bene pro e contro, fare sport e parlare con l’oncologo

Questi dati sono molto importanti e devono farci riflettere – conclude Cognetti -. Le donne con un tumore al seno in fase iniziale e positivo per i recettori ormonali possono trarre grande giovamento dall’ormonoterapia. E’ per fondamentale affidarsi al giudizio di un bravo oncologo, che sia in grado di valutare i pro e i contro di questa eventuale scelta terapeutica e della sua durata. Cos come cruciale istaurare un dialogo con le pazienti, che spesso temono gli effetti collaterali (assai variabili e soggettivi): come, in pre-menopausa, le vampate e la secchezza vaginale dovuta all’atrofia (che causa anche difficolt nei rapporti sessuali, ma pu essere arginata con alcuni rimedi); oppure, in post-menopausa, i dolori articolari e muscolari o l’effetto sul metabolismo dell’osso, con un aumentato rischio di osteoporosi. Infine, a tutte le pazienti bisognerebbe poi sempre suggerire di fare regolarmente attivit fisica (che non vuol dire necessariamente sport, ognuno pu e deve muoversi in base alle proprie possibilit) perch i vantaggi sono multipli: le donne fisicamente pi attive soffrono meno di disturbi articolari correlati alle terapie e l’esercizio fisico sembra ridurre le probabilit di una recidiva e migliorare la sensazione di affaticamento di cui soffrono molte pazienti.

24 ottobre 2018 (modifica il 25 ottobre 2018 | 09:33)

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Autore dell'articolo: admin