Boris Johnson all’attacco di Theresa May. Resa dei conti al congresso dei Tory


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Boris Johnson lancia l’assalto a Downing Street, sbandierando il “fallimento” di Theresa May al congresso dei conservatori britannici a Birmingham . L’ex ministro degli Esteri, che si è dimesso lo scorso luglio in acceso contrasto con la premier sulla gestione dei negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, ha avvertito: l’elettorato conservatore si sentirà “tradito” e si consegnerà nelle braccia dell’ultrasinistra, per un piano “politicamente umiliante per un’economia da due miliardi di sterline”, che “non ci restituisce il controllo dei confini, dei soldi e delle leggi”.

Theresa promette di non andarsene

Un “piano-truffa” lo ha definito il 54enne ex sindaco di Londra, tra i leader del fronte del “Leave”, che “ci costringe a cedere il controllo” all’Ue, una “vergogna” che lascerebbe il Regno Unito “bloccato” a tempo indeterminato nell’orbita di Bruxelles. La sfida di Johnson è arrivata nella giornata in cui, in un’intervista alla Bbc, Theresa May ha assicurato di voler restare a Downing Street “a lungo”. La premier non ha voluto commentare l’attacco in attesa del discorso di chiusura di domani, limitandosi a liquidarlo come “un buono show”.
Nel proporsi come alternativa alla May alla guida dei Tory, Johnson ha anche attaccato frontalmente il leader laburista, Jeremy Corbyn, “un uomo che prende soldi dalla tv iraniana, che a stento è riuscito a condannare la Russia per l’atrocità di Salisbury, che giudica in modo benevolo l’antisemitismo, e che, impegnandosi in modo opportunistico per un secondo referendum, si è rivelato l’utile idiota dell’Ue”. 

“Mai un secondo referendum sulla Brexit

L’ex sindaco di Londra ha ribadito il rifiuto categorico di un secondo referendum sulla Brexit. “L’idea di un secondo voto è infame, ma l’ovvia fragilità democratica del piano Chequers intensificherà solamente simili appelli”, ha attaccato. Il piano della premier per l’uscita dall’Ue “non è democrazia”, è “un imbroglio” che aumenterà “il senso di sfiducia” tra l’elettorato conservatore, ha sottolineato Johnson, esprimendo il timore che “l’ultimo beneficiario dell’accordo sarebbe l’estrema destra dell’Ukip”. 
“Mi viene in mente che gli autori di questa proposta rischiano la persecuzione secondo lo ‘statuto praemunire’ del XIV secolo, che prevede che nessun tribunale o governo straniero abbia giurisdizione in questo Paese”, ha tuonato l’ex sindaco di Londra, in sfida aperta al capo del governo.

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 Boris Johnson e Theresa May

“Le uova di dozzina ricadono sotto la nostra sovranità”

Approvare il piano della May per il divorzio da Bruxelles, significherebbe che “l’intera economia del Regno Unito sarebbe esposta eternamente a regolamentazioni che potrebbero essere state espressamente predisposte su ordine di concorrenti stranieri per affossarla”. “Significa – ha avvertito Johnson – che qualunque sciocchezza venga in mente all’Ue, dal bandire la guida per i diabetici al divieto della vendita di uova in dozzina, dovremmo applicarla senza la possibilità di opporci e questo è pericoloso e insostenibile”. 

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