Boom di mal di testa «da scuola» fra gli adolescenti


Oltre il 60% degli adolescenti soffre di «mal di testa» e, tra questi, circa il 15% (8,5% dei maschi e 18,5% delle femmine) accusa problemi di cefalea una o più volte alla settimana. Per il 40% il dolore che ne deriva viene considerato forte o molto forte e la durata media del singolo evento va da una a molte ore. Sono i primi dati che provengono da un’indagine realizzata dall’Associazione Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto di Ricerca Iard, con la collaborazione scientifica del Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche Diagnostiche e Pediatriche dell’Università di Pavia, e della Clinica Pediatrica dell’Università dell’Aquila. La ricerca è stata condotta nel corso dell’anno scolastico 2017-2018, su un campione nazionale rappresentativo di 2.600 studenti delle scuole superiori (fascia d’età 14-19 anni).

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Quattro trattamenti


Lo studio

«Lo studio — spiega Gianluigi Marseglia, direttore del Dipartimento di Pediatria di Pavia — ha avuto come obiettivo quello di raccogliere informazioni, direttamente dagli adolescenti, su come vengono vissuti e affrontati gli episodi di cefalea e a quali cause vengono maggiormente associati, e fa seguito un analoga indagine realizzata nel 2016 però su studenti di fascia di età più bassa (scuole medie inferiori)». Tornando ai risultati, per un terzo del campione gli episodi di cefalea sono associati ad altri sintomi, mentre per oltre il 70% il fenomeno scaturisce all’improvviso senza segnali premonitori. Circa le cause a cui attribuiscono l’insorgere del mal di testa, le più gettonate sono risultate, nell’ordine, la scuola, gli stress emotivi e gli stress fisici, mentre la grande maggioranza delle ragazze associa il mal di testa anche al ciclo mestruale (si veda il box).

Schermi

Oltre la metà del campione afferma, inoltre, che la lunga permanenza davanti allo schermo del computer o al display dello smartphone può essere la causa scatenante del mal di testa. «Circostanza verosimile — spiega Marco Fantozzi , dell’Associazione Italiana Chirurgia della Cataratta e Refrattiva (AICCER) — perché quando si ha una visione prolungata su uno schermo di piccole dimensioni c’è una maggior sollecitazione del muscolo ciliare che regola l’accomodazione alla distanza». «Naturalmente ciò che emerge dall’indagine non sono dati clinici — commenta Alberto Verrotti, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università dell’Aquila —, ma questa sorta di autocertificazione da parte dei ragazzi è per noi di grandissimo interesse. Sarà molto importante, ad esempio, riuscire a decodificare cosa c’è dietro questa diffusissima associazione tra mal di testa e scuola. Tra le due cose non ci può essere un rapporto clinico di causa-effetto, ma è una coincidenza da non sottovalutare per cercare di individuare gli strumenti più adatti a prevenire o a curare la cefalea in adolescenza. Piena concordanza con i dati clinici, invece, sulla significativa maggior frequenza del fenomeno tra le donne». Che il mal di testa sia diffusissimo a scuola lo conferma Teresa Caputo che, in oltre trent’anni di insegnamento alle superiori, ha visto passare nelle sue classi migliaia di studenti. «Qualche volta è certamente una scusa per sottrarsi a una interrogazione o giustificare un risultato non positivo — premette la Caputo, referente scuola del Laboratorio Adolescenza — ma nella maggior parte dei casi capiamo che il disturbo è reale ed è spesso legato a fattori emotivi e di stress. Non è un caso che i fenomeni siano molto più frequenti nel triennio, dove l’impegno richiesto agli studenti è certamente maggiore rispetto ai due anni precedenti».

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Caffè


Somatizzazione in aumento

Una somatizzazione dello stress in netto aumento negli ultimi anni – come riferiscono un po’ tutti gli insegnanti – che si esprime nel mal di testa ma anche, per esempio, in crisi di panico che da un qualche anno sono più frequenti tra i banchi di scuola. Ma cosa fanno gli adolescenti quando hanno il mal di testa? La maggioranza riesce a conviverci senza modificare – se non occasionalmente – le normali attività, mentre il 20% circa è generalmente costretto a smettere di fare ciò che stava facendo ed attendere che passi o, addirittura, ad andare a letto. Sull’utilizzo dei farmaci antidolorifici il campione si divide pressoché a metà tra chi li prende (qualche volta o spesso) e chi raramente o mai. Naturalmente, chi soffre di cefalea in modo più frequente ricorre più spesso ai farmaci rispetto a chi ha solo sporadici episodi (il 64% contro il 38%). Per la maggioranza l’effetto principalmente richiesto al farmaco è la rapida scomparsa del dolore, piuttosto che l’effetto a lunga durata.

Ne parlano con il medico

Dall’indagine emerge anche che il 44% di chi ha episodi frequenti di cefalea ne ha parlato con il proprio medico e il 30% assume solo i farmaci prescritti dal dottore o indicati dal farmacista. Il dato viene letto positivamente da Alberto Verrotti: «Gli adolescenti tradizionalmente non hanno un rapporto molto stretto con il proprio medico di riferimento e riscontrare che quasi la metà di loro abbia ritenuto importante portare la cosa all’attenzione del medico è un buon segno. Dobbiamo comunque insistere nella comunicazione con gli adolescenti – ed in questo ci può essere di grande aiuto anche la scuola – per far comprendere loro che la cefalea non va mai sottovalutata e quando gli episodi non sono occasionali (da un paio di volte al mese in su), è necessario rivolgersi al medico, perché accerti le cause del disturbo e indichi il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato».

4 ottobre 2018 (modifica il 5 ottobre 2018 | 09:20)

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