Bohemian Rhapsody, il film | Rami Malek e Gwilym Lee a Roma


La conferenza stampa di Rami Malek e Gwilym Lee, protagonisti di Bohemian Rhapsody.

Dopo oltre 10 anni di lavoro, che hanno visto cambiare registi e protagonisti, Freddy Mercury e i Queen sbarcano finalmente al cinema in versione ‘biopic musicale’ con l’atteso Bohemian Rhapsody, dal 29 novembre nelle sale d’Italia con 20th Century Fox.

In attesa dell’anteprima mondiale che si terrà a Wembley, sede dell’epico Live AID del 1985, Rami Malek e Gwilym Lee sono arrivati a Roma per presentare la pellicola alla stampa italiana, svestendo gli abiti di Freddy Mercury e Brian May, perfettamente e credibilmente indossati nel corso della pellicola. Un compito alquanto complesso, per il divo lanciato da Mr. Robot, calatosi non senza difficoltà nell’iconico ruolo.

“E’ stato molto difficile, non un peso ma la natura mitologica di quest’uomo ha fatto sì che significasse così tanto per tutti noi, da averlo tramutato in un Dio musicale. Potete immaginare quanto sia stato complesso, perché negli occhi di tutti Freddie era e rimane un Dio della musica. Era fondamentale per me rendere giustizia a Mercury, mi sono immerso in quel che è stato. Un anno e mezzo di lezioni di canto, di piano, un coreografo ma anche un coach che mi insegnasse ad imparare i suoi movimenti e un altro coach che mi insegnasse ad esprimermi con il suo accento. Quando sono stato coinvolto nel progetto non c’erano ancora dei finanziamenti, e a quel punto li ho messi di tasca mia pur di realizzarlo”.


Una full immersion nel personaggio che ha dovuto per forza di cose realizzare anche Gwilym Lee, paradossalmente ancor più influenzato dalla costante presenza del vero May sul set.

“Come accaduto per Malek con Freddie, anche Brian è un personaggio intimidatorio. L’idea di interpretare qualcuno che è amato e adorato da così tanta gente. Ma tutte le volte che credevo di non farcela, mi concentravo su ciò che fosse possibile. L’appoggio di Brian è stato eccezionale, anche perché la cosa più importante che dovevo imparare era suonare la chitarra, dare l’impressione che sapessi farlo realmente. Suonare come se quella fosse la cosa che abbiamo fatto per tutta la vita. Quando mi avvicino ad un personaggio, di solito, per capire come interpretarlo parto da dentro, dai suoi sentimenti, dalla sua psicologia, per poi crearlo dal punto di vista esteriore. Ma con una persona come lui, come May, che tutti noi conosciamo, ho dovuto fare il contrario, partendo dall’esterno. Se mi ha mai corretto? Il primo giorno di set, quando mi ha visto per la prima volta truccato e vestito da lui, ha bussato alla mia porta, l’ha aperta e mi ha fissato per pochi attimi. Lui aveva di fronte se stesso più giovane. Poi dopo qualche minuto di silenzio mi ha corretto il look, sistemandomi la parrucca. Brian è una persona che presta attenzione anche al minimo dettaglio, ma non mi sono mai sentito giudicato da lui”.


Nell’interpretare Freddie, Rami si è dovuto avvicinare alla sua storia, alla sua vita ‘oltre’ i Queen, scoprendo aspetti da lui mai conosciuti.

“Tutti conoscono l’aspetto macho, audace, impertinente di Freddie Mercury, così come tutti l’abbiamo visto. Ma credo che nessuno conoscesse la parte più intima di Freddie. Io personalmente non sapevo del suo rapporto con Mary Austin, che si fosse fidanzato con lei. Ho scoperto tantissime cose nel processo di interpretazione, non conoscevo il suo reale nome, che è Farrokh Bulsara. Poi però ho provato a trovare l’elemento attraverso il quale identificarmi con lui, con questo giovane nato a Zanzibar, scolaretto in India, tornato a Zanzibar e in fuga verso l’Inghilterra. L’immigrato che cerca la propria identità è una cosa che ci accomuna, avendo io una famiglia che viene dall’Egitto. L’essere umano alla ricerca della propria identità, anche sessuale, questo ci ha unito”.


Il film si apre si chiude con l’epocale concerto del Live AID, passato alla Storia grazie anche all’esibizione dei Queen. Una scena che ha immediatamente dato il via al set, sin dal primo giorno, con i veri Queen costantemente presenti.

La prima sequenza che abbiamo girato è stata la scena del Live Aid. Quella scena ci ha consentito di sviluppare un nostro linguaggio, con il quale comunicare e interagire“, ha confermato Gwilym Lee. “Roger e Bryan erano presenti, hanno studiato il palco e May è venuto da me per confermarmi che la ricostruzione era incredibilmente accurata. Ma mi disse una cosa, ovvero di non dimenticarmi che lui era una ‘rockstar’. Tolta la somiglianza, dovevo metterci lo spirito, l’anima, quella parte di ego che deve venir fuori da una rockstar. Noi tutti non abbiamo cercato la copia, il tale e quale, volevamo raccontare una storia umana. Roger e Bryan sono sempre stati presenti sul set, soprattutto nella ricostruzione dei live, ma quando c’erano scene più intime ci lasciavano in pace, perché in quel caso era la recitazione a subentrare“.

Malek, che si è presentato ai provini per il film dopo aver studiato i movimenti, la voce e le canzoni di Freddie Mercury, ha ribadito la centralità del Live AID all’interno della pellicola, sottolineando però la complessità della sua realizzazione dal primo all’ultimo ciak.

“Tutti i giorni ho trovato difficoltà, perché ho cercato di essere lui, di esprimere cosa provasse. Tutto era molto importante. La scena del Live Aid è stata difficile perché abbiamo dovuto ricreare il concerto in modo perfetto. In ogni scena cercavo di interpretarla immedesimandomi in lui, e ogni volta pensavo ‘chissà cosa avrebbe fatto lui’. Nulla è stato semplice. La parte più difficile è stato ricreare il Live Aid, perché l’abbiamo voluto fare in modo perfetto. L’abbiamo ripetuta decine di volte, fino a raggiungere la perfezione. E’ stata la prima scena che abbiamo iniziato a girare, dal 1° giorno di riprese. Ogni giorno una canzone nuova. Sono salito sul palco cantando Bohemian Rhapsody, poi il giorno dopo We are the Champions, poi We Will Rock You. Ogni giorno una canzone nuova, fino a quando non ho chiesto di interpretare dall’inizio alla fine tutta la sequenza del concerto. Hanno posizionato tre gru con tre macchine da presa più un’altra marea di macchine da presa, con i fan dei Queen sul set. Abbiamo cantato tutte le canzoni in sequenza come è accaduto realmente, con un crescendo di energia che mi ha fatto capire cosa e quanto fosse significato quel concerto per tutta la band. Il Live Aid ha consolidato il nostro gruppo, noi come attori. Un’adrenalina che ci ha fatto sentire quasi disumani, ma a fine scena ci siamo stretti e guardati negli occhi. Un qualcosa che ci ha galvanizzato e spinto a dare il massimo nella lavorazione del film”.


Rami, decollato grazie ai premi vinti con Mr. Robot, si è poi soffermato sulla propria carriera, mai come in questo momento centrata su progetti da lui realmente condivisi.

“Ci sono situazioni in cui devi accettare un ruolo, perché hai le bollette da pagare. Ma c’è sempre una sensibilità personale, e io non ho mai voluto fare qualcosa da non andarne orgoglioso. Ho sempre cercato di interpretare quei ruoli che potessero in qualche modo alterare la percezione delle persone, che potessero essere fonte di intrattenimento. Ho sempre cercato ruoli che mi consentissero di dare un qualche contributo. A maggior ragione oggi non accetto ruoli fini a se stessi, o per non farmi dimenticare dal pubblico. Ho sempre amato la sfida, in maniera positiva, come un’artista. Collaborare con persone che amano le sfide, che siano in grado di sfidarti. Freddie ha influenzato così tante persone da cambiare la loro Storia. E’ stato un uomo alla ricerca di una propria identità, di un senso di appartenenza. Salito sul palco, trasferiva tutto ciò al pubblico”.


La lavorazione di Bohemian Rhapsody è stata tutt’altro che semplice, con il regista Bryan Singer licenziato dalla Fox a pochi giorni dalla fine delle riprese e sostituito con Dexter Fletcher, escluso dai credits del film. Da noi interrogati sui motivi di un simile ribaltone e sulle eventuali difficoltà nel gestire un cambio di regia in corsa, Malek ha preferito non rispondere, lasciando la parola ad un Lee quanto mai diplomatico.

“E’ successo verso la fine delle riprese, a personaggi archiviati, come troupe eravamo già uniti. Non è stato un grande impatto per noi. Sono cose che possono succedere, siamo professionisti e ci siamo adattati”.


La recensione in anteprima del film sarà on line su Cineblog.it a partire dalla mezzanotte del 24 ottobre 2018.




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Autore dell'articolo: admin