Benvenuti in Sassonia, terra di pochi migranti e molti saluti nazisti


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Photo: Timm Schamberger/dpa 


Marcia neonazista Freies Netz Sued a Wunsiedel, Germania, 16 novembre 2013




Il prossimo anno, quando saranno passati tre decenni dal crollo del Muro di Berlino, sicuramente ci si ricorderà che una delle spallate più forti al comunismo la dette la Sassonia, primo tra i Laender della Germania Est ad ospitare manifestazioni spontanee in cui la gente gridava “Noi siamo il popolo”.

Quel grido ora viene ripetuto tale e quale, ma con una diversa accezione: sovranista, populista. Xenofoba. È successo ancora pochi giorni fa. L’accostamento è stridente.

Tutti in strada, a dar la caccia allo straniero

A Chemnitz, lo scorso fine settimana, è stata per due giorni caccia aperta. Dopo la morte di un tedesco di 35 anni, apparentemente ucciso da un migrante, siriano o iracheno, per due serate consecutive manifestanti sono scesi in piazza sotto le insegne dell’estrema destra dell’AfD e del partito neonazista Npd. Contromanifestazione di attivisti di sinistra: scontri, danni, feriti.

 Per l’esattezza sono rimasti feriti in 20: nove di estrema destra, nove partecipanti alla contromanifestazione e due agenti di polizia. Secondo quanto riferito dalla polizia ai media locali, molto è dovuto al fatto che non ci si aspettava una partecipazione così massiccia, né da una parte né dall’altra. Invece in seimila hanno partecipato alla manifestazione dell’estrema destra, mentre i contromanifestanti di sinistra erano un migliaio: la polizia si aspettava, tra tutto, non più di 1.500 persone. Decisivo è stato l’arrivo di hooligans dalla Bassa Sassonia e dai Laender confinanti.

Persino Seehofer prende le distanze

La cancelliera Angela Merkel, è intervenuta avvertendo che “in uno stato di diritto come la Germania non c’è posto per l’incitamento alla violenza xenofoba. E’ stato compiuto un crimine orribile, per cui – ha ricordato – sono stati arrestati dei sospetti. I nostri pensieri sono tutti con i parenti delle vittime”. Persino il ministro dell’Interno, Horst Seehofer ha parlato di scontri “ingiustificabili”, “né in questa, né in altre situazioni”. “Lo dico chiaramente”, ha voluto scandire sillabando dopo che i Verdi hanno chiesto le sue dimissioni.

Seehofer, l’uomo della linea dura con i migranti in arrivo dal Mediterraneo, adesso teme una nuova tumultuosa crescita dell’estrema destra. Nella sua Baviera, dove si terranno tra poche settimane le elezioni regionali, la Csu è scesa a livelli mai conosciuti dal 1945, tutto a favore di Alternative fuer Deutschland e degli xenofobi.

I sondaggi indicano che in Sassonia AfD potrebbe diventare il secondo partito nelle elezioni regionali del prossimo anno; alle ultime votazioni a Chemnitz il partito di estrema destra prese lo stesso numero di voti della Cdu della Merkel. Un precedente che non fa presagire molto di buono.

Un male antico

Eppure la Sassonia non è una terra tradizionalmente di destra (anzi, insieme a Monaco e alla vicina Turingia dava vita, cento anni fa, a soviet sul modello di quelli della Russia Bolscevica). Il Land ospita alcuni tra i migliori centri accademici della Germania (il Politecnico di Dresda), per anni da queste parti si è sognato di dar vita ad una vera e propria Silicon Saxony dedita allo sviluppo del digitale e alla creazione di ricchezza 4.0.

La realtà però ha preso un’altra piega. Il silicio non ha reso quanto sperato, il ricordo delle asperità del secolo scorso – non solo il nazismo o il comunismo, ma anche il tremendo bombardamento del ’45 – hanno preparato il terreno all’esplosione della paura. La produttività sul lavoro è inferiore di ben il 25 percento rispetto ai livelli generali.  Soprattutto si paga ora l’onda lunga del mancato avvicinamento alla parità nella produzione di ricchezza tra le due Germanie riunitesi dopo il 1989. Un processo arrestatosi già nel 1995, che ha provocato un fenomeno durato anni per cui si studiava a Dresda, ma si andava a produrre a Stoccarda. Ora non è più così, ma gli effetti non sono per questo scemati.

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Sbarco migranti 

Sotto l’egida di Pegida

La svolta avviene quando si affaccia alla ribalta regionale Pegida, movimento xenofobo la sui sigla significa “Europei patrioti contro l’islamizzazione dell’Occidente”. Una denominazione che sembra tratta direttamente da una pagina di Oswald Spengler. Marce a scadenza settimanale per le vie delle città più importanti del Land, uso capillare dei social, lento ma costante sdoganamento di parole d’ordine una volta giudicate neonaziste. Magari con l’aiuto della scoperta, due anni fa, di un aspirante affiliato all’Isis che voleva attuare un attentato proprio a Chemnitz

Eppure anche qui i conti non tornano: la Sassonia ha una percentuale di popolazione musulmana inferiore all’1 percento, meno di un quinto della media nazionale. Nonostante questo nel 2015, quando d’estate si decise l’accoglienza ad un massiccio  contingente di profughi siriani, gruppi di neonazisti attaccarono una serie di centri di accoglienza vicino Dresda.

Quello che oggi è accaduto a Chemnitz, tre anni fa avvenne ad Hadenau, e alla caccia all’uomo parteciparono intere famiglie con tanto di figli a fare da supporto.

Sul solco di Pegida si è inserita più tardi AfD, che non ne ha preso il posto, limitandosi ad assumere il ruolo di volto rassicurante dell’intolleranza. Si sfila con Pegida, si vota Alternative fuer Deutschland. Il risultato è garantito.

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Autore dell'articolo: admin