“Auspico l’inclusione degli italiani all’estero nel reddito di cittadinanza”


Il vicepremier Luigi Di Maio è in visita negli Stati Uniti da qualche giorno e sta seguendo da oltreoceano gli ultimi sviluppi in Italia, dalla riforma della legittima difesa al via libera al decretone sul reddito di cittadinanza e quota 100. Proprio su questo punto, il fiore all’occhio del lavoro del Movimento 5 Stelle al governo, Di Maio si è fatto vanto durante l’incontro di ieri presso la sede dell’Istituto per il Commercio Estero a New York.

Di Maio, mentre non è ancora chiaro cosa succederà col reddito di cittadinanza in Italia, ha voluto pavoneggiarsi un po’ e ha strizzato l’occhio agli italiani residenti dell’estero:

Abbiamo fatto un ragionamento sul reddito di cittadinanza, inserendo la categoria del lungo soggiornante a 10 anni per accedere al reddito, per evitare che l’effetto delle ondate migratorie, che adesso non ci sono ma che potrebbero esserci nei prossimi anni, incidesse sulla spesa del reddito a quel punto non più prevedibile. […] Auspico nei prossimi giorni di poter lavorare a una norma specifica sugli italiani all’estero, che consenta di non escluderli sul reddito di cittadinanza.

È la prima volta che Di Maio, parlando del reddito di cittadinanza, tira in ballo i cittadini italiani residenti all’estero – che secondo una stima del 2018 erano circa 5 milioni di persone – che a conti fatti lavorano e pagano le tasse nel Paese in cui sono di fatto residenti. Quella Di Maio non è una promessa, ma il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico sa benissimo che si tratta di un progetto di impossibile realizzazione.

Già in Italia la situazione è ancora tutta da chiarire e il reddito di cittadinanza è legato a doppio filo ai Centri per l’impiego che Di Maio ha promesso di riformare in Italia e alle figure dei navigator che dovranno accompagnare i destinatari della misura nella ricerca di un lavoro, senza contare le enormi difficoltà – ancora tutte da chiarire qui in Italia – dei controlli che dovranno essere eseguiti sulle spese effettuate da chi riceverà il supporto da parte dello Stato.

Con ogni probabilità, insomma, questa è stata la prima e sarà anche l’ultima volta che sentiremo parlare di un’idea simile.


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Autore dell'articolo: admin