Assumere un ragazzo con la sindrome di Down


Sorride con aria furbetta, gioca con il fratello Diego, non si cura del fotografo che lo immortala per la nuova campagna pubblicitaria di una multinazionale di abbigliamento. Lo spagnolo Patrick, 11 anni, il primo ragazzino con la sindrome di Down a vestire i panni del modello. Non tutti possono sperare in un’opportunit come questa, ma l’inserimento lavorativo per le persone con trisomia 21 resta un traguardo importante.

La legge

Il lavoro fondamentale perch evita l’isolamento al quale, finito il ciclo di studi, molti ragazzi sono destinati. Questo riduce anche la possibilit di sviluppare altre malattie come la depressione o i disturbi d’ansia, spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unit operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambino Ges di Roma e autore di La sindrome di Down (Il Mulino). Una norma (68/99) impone alle aziende con pi di 15 dipendenti di assumere persone con disabilit in cambio di sgravi fiscali. Non hanno alcun obbligo, ma possono contare sulle stesse agevolazioni, anche le realt piccole con meno di 15 dipendenti. Si dovrebbe superare il concetto di collocamento obbligatorio. L’incontro tra l’azienda e il candidato disabile deve avvenire sulle competenze e sulla reale compatibilit tra i due. Ci vorrebbe un sistema premiante: tanto pi un’azienda assume persone con disabilit, tanto maggiori dovrebbero essere gli incentivi e le agevolazioni fiscali, sostiene Daniele Regolo, fondatore di Jobmetoo, prima agenzia di lavoro online dedicata alle persone con disabilit.

Segnali di cambiamento

Per Monica Berarducci, responsabile dell’Osservatorio Lavoro dell’Associazione italiana persone Down (www.aipd.it), i primi segnali di cambiamento sono gi in corso. Fino a poco tempo fa gli inserimenti lavorativi venivano fatti solo per ottemperare la legge, oggi molti datori di lavoro hanno capito che le persone con la sindrome di Down non solo sono lavoratori produttivi, professionali e precisi, ma la loro presenza contribuisce a migliorare il clima aziendale: incoraggia la comunicazione e le relazioni tra colleghi. Inoltre, nei luoghi a contatto con il pubblico, i clienti ritornano proprio perch apprezzano questi esempi concreti d’inclusione sociale, dice. Ma non tutti i mestieri vanno bene per tutti e non tutte le persone sono adatte per lo stesso ruolo. Per questi ragazzi servono mansioni semplici e ben organizzate. Alcuni possono essere inseriti in ambienti a contatto con il pubblico come hotel, ristoranti, negozi. Altri possono partire collaborando con le cooperative sociali.

Lavori e persone

Il segreto per spuntare un contratto che si trasforma nel lavoro della vita fare un collocamento mirato. La rete della nostra associazione, 52 sedi territoriali, mette a disposizione dei professionisti che si occupano di servizi d’inserimento lavorativo. bene investire in questa fase, perch un lavoro non vale un altro. Per esempio, una persona che sa leggere, scrivere e usare il computer funziona come data entry. Un’altra che ha spiccate doti comunicative, socievole e curata nell’aspetto potr fare il cameriere o il receptionist. Insomma, prima di firmare un contratto bisogna capire che cosa l’azienda pu offrire: non basta occupare un posto, si deve poter esprimere la propria capacit produttiva, spiega Berarducci. Ci sono poi altri elementi da considerare, come la distanza. Il lavoratore deve essere in grado di andare e tornare senza nessuno che lo accompagni, perlomeno dopo un periodo iniziale. Chi ha un buon livello di autonomia ha maggiori possibilit di essere inserito. Chi ha un buon livello cognitivo, ma non sufficientemente indipendente invece penalizzato, riconosce Berarducci.

Lavorare all’autonomia

Per questo sono importanti i cosiddetti percorsi di educazione all’autonomia: i giovani che li frequentano sono poi in grado di spostarsi da soli, di usare un telefono, di badare a se stessi, di tenersi ordinati e puliti, tutte capacit indispensabili per trovare (e tenersi) un impiego. I genitori vivono con apprensione il distacco dai figli, temono che senza la loro protezione vengano vessati. pi che comprensibile, ma lo sforzo delle famiglie deve essere quello di insegnare l’indipendenza, sin da bambini. Cos il lavoro non sar che l’ultimo traguardo di un percorso. Per fortuna, l’approccio mutato: un tempo avere un figlio con la sindrome di Down era considerato una condanna, ora si vive questa condizione con meno drammaticit. A contribuire al cambiamento c’ anche un fattore fondamentale: l’aspettativa di vita, oggi supera i 60 anni, nel 1929 era di appena 9 anni, ricorda Stefano Vicari. Oggi il 13 per cento delle persone con la sindrome di Down ha un lavoro. Tra gli iscritti della nostra rete si sale al 16. Certo, le possibilit di ottenere un posto sono ancora poche. Per c’ una buona notizia: il trend in crescita, la met degli inserimenti, perlopi con contratto a tempo indeterminato o determinato, sono avvenuti negli ultimi quattro anni. Assistiamo a un cambio di mentalit: prima ero io a cercare le aziende, oggi ricevo tantissime telefonate, racconta Berarducci.

Agenzia per il lavoro, la prima

Si chiama Jobmetoo (www.jobmetoo.com) ed la prima agenzia online per il lavoro dedicata alle persone con disabilit: fa incontrare chi offre un posto con i lavoratori appartenenti alle categorie protette. Si crea gratuitamente il proprio curriculum, poi si pu rispondere agli oltre 2500 annunci, in tutta Italia. In Italia, la maggior parte delle persone con la sindrome di Down lavora nella ristorazione e nelle catene di fast food. Ma abbiamo avviato anche una collaborazione con un grande gruppo dell’abbigliamento per ruoli da commesso e realizzato progetti finanziati dal ministero del Lavoro e della Comunit Europea: organizziamo tirocini finalizzati all’assunzione, anche all’estero, in varie catene alberghiere, conclude Monica Berarducci.

25 giugno 2019 (modifica il 25 giugno 2019 | 19:26)

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Autore dell'articolo: admin