Arriva l'ora legale: sta per tramontare e  forse la rimpiangeremo



Sarà l’ultima volta? No, la penultima. L’ultima sarà il prossimo anno, ma forse non si sa, perché l’idea di abolire l’ora legale è vecchia quanto l’idea stessa di istituirla ma nessuno poi l’ha mai fatto. Intanto anche quest’anno (stanotte tra le 2 e le 3, ad essere precisi) dobbiamo spostare un’ora in avanti le lancette dell’orologio e rinunciare ad un’ora di sonno, prontamente recuperata grazie al fatto che domani è domenica. Per chi non ce la fa domani, si aspetti con fiducia il 27 ottobre: le lancette torneranno indietro e l’ordine naturale delle cose verrà ristabilito, come all’origine dei tempi.

Effetti pratici del cambiamento: un lieve sintomo di rincitrullimento per i più, sul tipo jet-lag, e una sensazione ben più piacevole di allungamento delle giornate.

Il Sole tramonterà un’ora dopo sulle vicende degli uomini, portando beneficio alla loro produttività come alla loro bolletta della luce, che – è stato annunciato – potrebbe anche divenire meno cara nel giro di poche settimane in modo del tutto indipendente dalla congiunzione astrale. Se quest’ultimo effetto non fu previsto da Benjamin Franklin, che dell’ora legale è considerato il padre, il primo lo fu di sicuro, ed i nascenti Stati Uniti anche a questo devono l’essere divenuti la prima potenza industriale del mondo.

Non è un caso che in Italia il geniale spostamento dell’ora, che ci porterebbe sull’asse orario del Cairo o di Atene se non fosse che queste nel frattempo si sono spostate già su quello di Istanbul e Sanaa, sia stato introdotto nel lontano 1916. Vale a dire quando il Paese, spinto dalla prima ondata di globalizzazione della Storia, iniziava a pensare al proprio futuro come a quello di una potenza coloniale e industriale, al pari della Francia e dell’Inghilterra.

Oggi non è più tempo di colonialismo, per non dire di industrializzazione. Inevitabile che tramonti il sole anche sulla necessità di imporgli un’ora di straordinario nel nome del nostro progresso socioeconomico. Hora fugit sicut umbra.

Addio al domani

Questo accade anche perché la nostra società dell’affluenza ormai ha smarrito il senso della prosperità raggiunta attraverso il duro lavoro, magari manuale. E inchiodata com’è all’edonismo dell’eterna immanenza del presente non pensa che un’ora di sonno in meno vuol dire tanti bei soldini in più. Non ci si ricorda nemmeno che quell’ora verrà ripresa nel giro di una stagione.

Del doman non v’è certezza, figuriamoci se ve ne è della fine di ottobre.

Ecco allora che il Parlamento europeo, l’altro giorno, ti va a votare l’abolizione dell’obbligo per i 27 paesi membri (la Gran Bretagna consideriamola fuori, perché di qui ad allora magari ci sarà stata anche la Brexit) di muoversi come un sol uomo nel regolare gli orologi. Chi è padrone del tempo lo è anche del proprio destino, e viceversa. Niente da stupirsi, quindi, se in un’Europa dalle spinte sovraniste ognuno, alla fine, farà per conto proprio.

Proviamo allora ad immaginare chi, alle coincidenti vacanze di Pasqua, avrà l’idea di un week-end a Stoccolma magari con scalo, causa portafoglio indebolito dalla crisi, a Lisbona e Dublino.

Facendo Roma uguale a zero, si passi a Lisbona a -2 per salire in un’Irlanda di nuovo a zero per fare dispetto agli inglesi, con atterraggio in Svezia a +1 rispetto a Roma e Dublino e +3 a Lisbona. Buona fortuna con le coincidenze. Per tutto il resto, c’è la Provvidenza.

 


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Autore dell'articolo: admin