Armando Siri non ha alcuna intenzione di dimettersi


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Foto: Maria Laura Antonelli / AGF 


Armando Siri  




Giuseppe Conte concede altro tempo ad Armando Siri. Il presidente del Consiglio avrebbe deciso di accogliere le richieste formulate dalla Lega e di consentire al sottosegretario, indagato per corruzione, di prendersi il tempo di visionare le carte e incontrare i magistrati della Procura di Roma. È “probabile” che l’annunciato incontro tra Conte e Siri non avvenga oggi, dopo il rientro del premier dalla Cina, viene riferito da fonti governative di M5s e Lega.

Al momento nessun appuntamento tra i due sarebbe stato fissato ma, in ogni modo – si è deciso di far trapelare di comune accordo -, il faccia a faccia chiarificatore non dovrebbe avvenire domani, come aveva auspicato anche il premier stamane da Pechino. Sul nodo continuano a fronteggiarsi i due partiti di governo. Da una parte, i pentastellati che chiedono un passo indietro del sottosegretario leghista, cui Danilo Toninelli ha già revocato le deleghe; dall’altra, il partito di via Bellerio che insiste nel pretendere che Siri “resti li’ dove sta”.

E mentre Luigi Di Maio è tornato a chiedere con forza le dimissioni di Siri, fonti leghiste smentiscono le ricostruzioni di stampa secondo cui l’ideologo della flat tax sarebbe pronto a farsi da parte. “Pur provato dalle pressioni mediatiche, Siri non prende in considerazione questa ipotesi in alcun modo”, sostiene chi ha avuto modo di parlargli in queste ore di ‘ritiro’ in famiglia. Nè sarebbe vero che il partito l’avrebbe mollato: la Lega – si riferisce – continua a sostenerlo e non ritiene opportuno alcun passo indietro.

A Salvini “un pezzo di intercettazione” non basta

“Se qualcuno ha sbagliato pagherà”, ha garantito Matteo Salvini, in un’intervista alla Stampa. Ma “non mi basta certo un pezzo di intercettazione estrapolato da un verbale per dire che Siri ha delle responsabilità in questa storia. Me lo deve dire un giudice. Non i giornali”. “Conte faceva l’avvocato, non il giudice”, ha poi puntualizzato il capo della Lega.

Da Pechino, è arrivata la replica del premier. “Sono d’accordo con Salvini e infatti l’ho dichiarato anche io: non sono un giudice. Non è certo con l’approccio del giudice che affronterò il problema”, ha precisato Conte.
Mentre da Varsavia, dove si trova per stringere nuove alleanze in vista delle Europee, Di Maio ha continuato a ‘picconare’ gli alleati leghisti sul tema. “Ci deve essere un chiarimento ai cittadini. Certamente Siri sarà riconosciuto innocente, ma si metta in panchina. Ci aspettiamo un passo indietro”, ha insistito. “La corruzione per noi è un tema fondamentale”.

Ma per Di Maio non si può cedere

Il capo del M5s ha rispolverato i temi fondativi del Movimento e ha citato Gianroberto Casaleggio. “Gianroberto diceva che quando c’è un dubbio, non c’è nessun dubbio, soprattutto quando ci sono di mezzo la mafia e la corruzione”, ha scandito per sottolineare, una volta di più, che “la questione Siri non puo’ essere snobbata”. Di Maio ha affidato al blog delle stelle una sorta di ultimo appello agli alleati della Lega, basato sia sul ricordo del cofondatore M5s sia sull’evocazione di quel 4 marzo 2018 messo in risalto come “una data importante perché i cittadini che rappresentiamo ci hanno dato un messaggio molto chiaro: ‘cambiate le cose in Italia'”.

“Il cambiamento per noi è semplicemente il motivo per cui esistiamo”, ha detto Di Maio, “è la trasformazione, definitiva di quel sistema politico-affaristico, che per decenni ha rovinato l’Italia, in qualcosa di più giusto, più rispettoso. È anche per questo motivo, per dare un segnale inequivocabile che le cose non saranno mai piu’ come prima, che la questione Siri non puo’ essere snobbata”. Ed è tornato al punto dolente, che Di Maio inquadra come “un caso su cui un governo che vuole rappresentare il cambiamento, specie sotto un profilo etico e morale, non può cedere”. 

Impegnato in comizi per le amministrative in Lombardia, prima di concedersi un pranzo con la fidanzata Francesca Verdini, sull’isola Comacina, Salvini ha ribadito che, a suo giudizio, il governo non traballa sul ‘caso Siri’: “Io parlo di vita reale. Non mi occupo di altro. In questo momento il resto del dibattito lo lascio ai giornalisti e ai giudici”.

Da parte M5s si è aperto un nuovo fronte: l’ inchiesta dell’Espresso in merito alle donazioni presumibilmente destinate alla Lega. “Solo fantasie”, l’ha bollata Salvini. Mentre dal Movimento si commenta: “È tutto molto pesante, ancor di più se si unisce all’indagine per corruzione di Siri e ai rapporti del Carroccio con Paolo Arata, a sua volta vicino a Nicastri, secondo le carte un facilitatore della mafia in Sicilia”.

Dello stesso avviso è Nicola Zingaretti. “L’inchiesta descrive un sistema torbido. Siamo garantisti ed aspettiamo. Politicamente però mi preme sottolineare un passaggio: i 5 stelle provano, ogni giorno, con dichiarazioni e comunicati, a prendere le distanze dalla Lega. Succede oggi, sul caso Siri, sulla mafia rom di Latina. La smettano. Sono complici di questo sistema. Coi loro voti sostengono Salvini, la Lega e tutto quel mondo al governo del Paese. O dopo le parole seguono i fatti, oppure quella dei 5 stelle è solo ipocrisia”.

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Autore dell'articolo: admin