Anestesisti a lezione per imparare a gestire al meglio la «risorsa sangue»


Se le risorse sono limitate, bisogna risparmiare. Fin troppo ovvio, ma non è quello che si facendo con quella risorsa fondamentale che è il sangue. I grandi timori suscitati nei primi anni ’80 dal virus dell’Hiv, e la conseguente paura delle trasfusioni, hanno portato a rendere la terapia trasfusionale sempre più affidabile ( i test sul sangue donato sono diventati più raffinati e specifici fino a rendere le unità di sangue sicure dal punto di vista del rischio infettivo) e a sviluppare trattamenti alternativi alla trasfusione di sangue: dalle prime tecniche di medicina e chirurgia senza sangue si è passati a modelli basati sulla conservazione del patrimonio ematico del paziente durante l’intervento chirurgico. E da qui si è giunti alla realizzazione di un programma di “Patient Blood Management” che si sviluppa attraverso un’attività multidisciplinare centrata sul paziente e che prevede un vero e proprio percorso clinico dal pre-ricovero alla dimissione, passando attraverso l’intervento chirurgico e il decorso postoperatorio.

Linee guida per tutti gli ospedali

La costante carenza di sangue, dovuta alle difficoltà di approvvigionamento e la necessità di un contenimento dei costi, insieme alla sempre maggiore attenzione al paziente “ricevente”, hanno fatto sì che nel 2015 il Centro nazionale sangue emettesse linee guida per la realizzazione in tutti gli ospedali italiani di programmi di “Patient Blood Management”. Al momento , tuttavia, non si è ancora assistito ad una loro concreta diffusione, ma solo alla realizzazione di sporadici tentativi, sostenuti dall’interesse di singoli medici hanno testimoniato la potenziale efficacia di queste procedure.

I corsi per gli anestesisti

Ecco perché la Siaarti, Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia intensiva, in collaborazione con l’Associazione scientifica Anemo, ha deciso di avviare corsi dedicati alla Pbm rivolti agli anestesisti con lo scopo di promuovere programmi destinati al risparmio di sangue nel paziente chirurgico, tenendo presente che la maggiori parte delle trasfusioni sono a tutt’oggi utilizzate per correggere condizioni di anemizzazione, legate a interventi programmati, e solo in parte sono dovute a traumi, all’uso di chemioterapici in pazienti oncologici, o a condizioni croniche in cui il trattamento trasfusionale rappresenta l’unica soluzione. È quindi di fondamentale importanza considerare le prime come condizioni assolutamente prevedibili in cui una corretta gestione perioperatoria dei fattori che influiscono sull’anemizzazione può consentire un risparmio di sangue a favore di altre ineludibili esigenze.

Il risparmio trasfusionale

Nei corsi si parlerà dei “pilastri” del risparmio trasfusionale sono rappresentati proprio dalle condizioni che possono influenzare l’anemizzazione in un paziente chirurgico. Il controllo del sanguinamento, l’ottimizzazione del contenuto di emoglobina e dei livelli di tollerabilità del trasporto di ossigeno, la gestione dei fattori che durante l’intervento influenzano l’anemizzazione, oltre all’applicazione dei criteri di appropriatezza trasfusionali sono i mezzi con cui si può arrivare al risparmio della risorsa sangue. Per rendere più capillare e rapida la diffusione di tali attività si è realizzato un progetto che prevede corsi itineranti , in sedi distribuite sul territorio nazionale. con il coinvolgimento di enti regionali e la partecipazione di operatori provenienti da un intero distretto, Provincia o Regione. Tale iniziativa potrebbe portate n poco tempo a una rapida divulgazione dei concetti di Pbm e alla diffusione di modelli organizzativi che ne facilitino l’applicazione.

20 novembre 2018 (modifica il 20 novembre 2018 | 16:41)

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Autore dell'articolo: admin