Andrea, perse gambe e dita per la meningite: ora sogna l’Everest


La vita di Andrea Lanfri, toscano, 32 anni tra pochi giorni, cambiata nel gennaio di quasi quattro anni fa. Dopo una cena al ristorante si risveglia coni piedi gelati. Avevo freddo, stavo malissimo. Mi sono trascinato con estrema fatica da mia madre. Non riuscivo a riprendermi e le ho chiesto un massaggio ai piedi. Quando ho provato la febbre il termometro segnava 43 gradi si fosse rotto. Il tempo di notare le petecchie sulle caviglie e capire che la situazione era grave. Dall’arrivo dell’ambulanza non c’ pi nessun ricordo. Stefano entra in coma. La corsa in ospedale a Lucca, il trasferimento a Firenze e la diagnosi: meningite fulminante con sepsi meningococcica. Lui e un altro ragazzo di Firenze saranno i primi due casi di meningite che nel 2015 ha colpito diffusamente la Toscana. Andrea trascorre molte ore tra la vita e la morte. Sono giornate di grande speranza e tanto dolore. Stavo lentamente migliorando con le cure in camera iperbarica. Ad aprile per riparte la setticemia, gli arti sono in necrosi. I medici non hanno scelta, per salvargli la vita devono amputargli le gambe e le dita della mano, salvando solo i pollici e parte di un indice.

La scalata al Monte Rosa e alla Cima Grande di Lavaredo

La nuova vita di Andrea riparte da qui, dal suo coraggio, dalla sua tenacia e dalla sua grande forza di volont. Non si arrende e il suo primo pensiero recuperare il tempo perduto e abituarsi al suo nuovo corpo. Non abbandona le sue passioni: l’atletica e la montagna. Entra nella nazionale paralimpica. Con le sue lamine da corsa batte tutti i record italiani nei 100, 200 e 400 metri e conquista medaglie d’argento e di bronzo agli Europei e ai Mondiali. E soprattutto torna a scalare con le sue nuove gambe, con scarpette speciali montate sulle protesi. Andrea entra come testimonial nel progetto di ricerca One project research, uno studio sulla possibilit di contrastare i malesseri collegati all’attivit di montagna grazie a tecniche respiratorie specifiche. Nel luglio scorso arriva in cima al Monte Rosa (4.556 metri). Un percorso non semplice, al bivacco Giordano in molti mollano. Non lui, che prosegue senza rallentamenti, seguendo la tabella di marcia fatta di 200 metri all’ora di dislivello con una sosta di un’ora ogni tre di salita, per fare abituare il corpo all’altitudine. A met settembre Andrea incorona un altro sogno che aveva fin da bambino: scala la Cima Grande delle Tre Cime di Lavaredo (2999 metri). stato impegnativo perch bisogna rimanere molto sospesi e con poche protezioni. In parete posso tirarmi su soprattutto coi pollici, a volte salgo a mano aperta e d molta fiducia ai miei “piedi”. La mia un’arrampicata molto psicologica. Con lui in cima ci sono gli amici si sempre i Malati di Roccia e la fidanzata Natascia, conosciuta un anno fa durante le arrampicate in montagna. Ora Andrea si sta preparando per la prossima scalata in programma a gennaio, il Chimborazo in Equador (6310 m), e gi sogna l’Everest per maggio, anche se la spedizione molto costosa e per ora i finanziamenti non bastano.

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Non conoscevo la meningite e il vaccino

La vita di Andrea una storia di riscatto, di riconquista. Ma il dolore e la paura dei mesi trascorsi in ospedale non potranno mai essere dimenticati. Io ho perso gli arti perch non ero vaccinato — ricorda Andrea —. Forse con il vaccino mi sarei ammalato lo stesso, ma in modo meno devastante. Ho sofferto, ho lottato e sono stato fortunato perch sono ancora vivo. Molti altri non ce l’hanno fatta. All’epoca non sapevo che cosa fosse la meningite e non avevo idea dell’esistenza del vaccino. Oggi, con tutta la sua grinta, Andrea viene chiamato dalle scuole per raccontare la sua storia e si batte a favore dei vaccini. A volte sono attaccato e minacciato dai no-vax. Non auguro a nessuno quello che ho passato io, ma a chi contro i vaccini vorrei far vivere un solo mese di quelli che ho passato perch solo cos si pu capire davvero il mostro che la meningite. Io dico a tutti i ragazzi: vaccinatevi! Non vale la pena aver paura delle conseguenze di una punturina se si rischia quello che successo a me. Io ho reagito, ho ripreso in mano la mia vita, ma non dimentico per un istante che le mie gambe e le mie dita ormai non me le ridar nessuno.

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La percezione degli italiani per la meningite

Ma che cosa sanno gli italiani oggi della meningite? Secondo un’indagine demoscopica su 2000 genitori condotta da Elma Research dal 2015 cresciuta la percezione del problema , anche se solo il 35% si sente davvero informato, mentre il 49% dichiara di averne solo sentito parlare. Emerge che la meningite da meningococco una patologia che spaventa ed percepita come distruttiva e devastante. L’82% degli intervistati la ritiene molto grave, il 68% ne ha molta paura. Tra i genitori che ne sanno l’86% al corrente che viene colpito il cervello, il 70% che il contagio avviene principalmente per via aerea, il 73% che la malattia pu essere mortale e la maggior parte degli intervistati sa quali sono i due principali sintomi (febbre e mal di testa). Tuttavia la conoscenza sembra fermarsi a un livello superficiale. Altri importanti sintomi della malattia non sono noti a molti, cos come qual la popolazione pi esposta al rischio e quali sono i ceppi di meningococco responsabili del contagio. I genitori italiani si pongono tendenzialmente in modo positivo verso i vaccini ma ancora il 38% ha paura delle conseguenze, il 29% pensa che i vaccini richiesti siano troppi e il 28% convinto che siano solo un business per le aziende farmaceutiche.

22 ottobre 2018 (modifica il 23 ottobre 2018 | 08:51)

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Autore dell'articolo: admin