Anche quello che non stiamo mangiando ci sta uccidendo


Una morte su cinque al mondo è legata alla cattiva alimentazione: 11 milioni di decessi all’anno sono attribuibili al consumo eccessivo di zucchero, sale e carne, e scarsa assunzione di cereali integrali, frutta, frutta a guscio e semi. L’Onu stima che quasi un miliardo di persone a livello globale soffra di malnutrizione, mentre due miliardi siano «sovralimentate», e uno studio sui regimi alimentari, Global Burden of Disease, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet mostra che in quasi tutti i 195 Paesi del mondo analizzati si mangiano quantità eccessive dei cibi sbagliati e quantità troppo ridotte di cibi salutari. Il consumo medio di bevande zuccherate, ad esempio, è 10 volte superiore a quello raccomandato, e quello di sodio è dell’86% più alto di quello ritenuto non rischioso. «In molti Paesi una dieta povera provoca più morti di quanto provocano il fumo o la pressione alta» spiega Ashkan Afshin, autore principale dello studio e professore all’Institute for Health and Evaluation all’Università di Washington. Ma il problema, sottolinea il ricercatore «non è solo che le persone scelgono alimenti poco sani, ma anche la mancanza di cibi sani nelle nostre diete, oltre a una quantità eccessiva di sale. Tradizionalmente il dibattito sulla corretta alimentazione si concentra sul ridurre il cibo poco salutare ma in questo studio abbiamo dimostrato che anche un basso consumo di cibi sani è un fattore di rischio per la nostra salute»

Dieta inadeguata: alto fattore di rischio

Lo studio ha esaminato i trend legati a dieta e malattie tra 1990 e 2017. Degli 11 milioni di decessi attribuiti alla cattiva alimentazione, dieci milioni sono causati da malattie cardiovascolari, 913.000 per tumori e quasi 339.000 per diabete. «Questo studio conferma ciò che molti hanno pensato per anni: la dieta inadeguata è responsabile di un numero di decessi più alto di qualsiasi altro fattore di rischio», ha spiegato Christopher Murray, autore del rapporto e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation all’università di Washington. «La nostra valutazione suggerisce che i maggiori fattori di rischio alimentari siano alta assunzione di sodio o bassa assunzione di cibi sani» conferma.

La classifica

L’Italia è decima in classifica con un tasso di morte di 107,7 per 100mila individui e 97.821 decessi in un anno attribuibili alla cattiva alimentazione. Il più virtuoso è Israele, primo in classifica, con un tasso di morte da cattiva alimentazione di 88,9 per 100 mila individui e 5.576 decessi in un anno, segue la Francia con un tasso di morte dell’89,1 per 100 mila e un numero di morti pari a 75.241. Gli Usa sono 43esimi con un tasso di morte da cibo cattivo di 170,7 per 100 mila individui e 503.391 morti nel 2017. Ultimo classificato è l’Uzbekistan con un tasso di morte addirittura di 891,8 per 100 mila individui e un numero di decessi calcolati per il 2017 di 75.725 individui.

La situazione in Italia

«Il fattore di rischio principale per la mortalità da cibo in Italia – riferisce all’Ansa Ashkan Afshin – è lo scarso consumo di cereali integrali», cui sono attribuibili oltre 30 mila morti l’anno, seguito da eccessivo consumo di sale (oltre 18 mila morti), scarso consumo di semi e frutta secca (oltre 16 mila), scarso consumo di omega-3 (circa 12 mila) e di frutta (oltre 11 mila). Gli esperti sono partiti dal tracciare i consumi ottimali di ognuno dei 15 elementi considerati, per poi stimare le conseguenze. Ad esempio per la frutta il consumo ottimale è di 250 grammi o più al giorno. Nessun paese vanta consumi ottimali per tutti i 15 elementi considerati.

I problemi globali

A livello globale i problemi principali riguardano consumi subottimali di frutta secca e semi, latte e cereali integrali; mentre vi sono consumi eccessivi soprattutto di bibite zuccherate, carne trattata e sale. Ad esempio, in media nel mondo si mangiano appena il 12% delle quantità raccomandate di frutta secca e semi (circa 3 grammi/dì in media contro una quantità raccomandata di 21g al giorno), e si beve una quantità dieci volte maggiore di quella raccomandata di bibite zuccherate (49 grammi/dì in media, contro un consumo raccomandato che non deve superare i 3 grammi). E ancora, la dieta globale include quasi il doppio rispetto ai limiti raccomandati (il 90% in più) della quantità di carne trattata (4g al giorno in media, contro i 2g giornalieri raccomandati), e l’86% in più di sale (circa 6g al giorno in media, contro i 3g giornalieri raccomandati). «Servono interventi concreti per agire sull’alimentazione globale, ma non si possono trascurare i problemi economici che portano a diete insalubri», sottolinea in un commento Nita Forouhi, University of Cambridge. Ad esempio 2 porzioni di frutta e 3 di verdura al giorno per un individuo hanno un costo insostenibile nei paesi poveri pari al 52% del reddito familiare, contro il 2% del reddito familiare nei paesi ricchi.

6 aprile 2019 (modifica il 7 aprile 2019 | 11:58)

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Autore dell'articolo: admin