anche in America ora le culle sono vuote


usa calo indice fertilità



Otto non bastano più: per invertire il trend attuale di figli nella Famiglia Bradford di Washington che ne vorrebbero almeno una dozzina. Solo così l’America potrebbe tornare ad essere Grande come promette il suo primo cittadino. Invece no: le culle vuote sono un fenomeno anche a stelle e strisce, non solo di questa Europa sazia ed egoista.

E se il Re Sole misurava la potenza della sua Francia sul numero dei suoi sudditi, verrebbe da pensare che Donald Trump farebbe bene a studiare le statistiche demografiche: la Francia fa più figli della sua America, anche se Macron ed il Re Sole non sono la stessa cosa.

Ad essere precisi gli Stati Uniti hanno un tasso di natalità identico a quello del Regno Unito, o dell’Estonia. Al massimo si può consolare studiando quello italiano, inchiodato su un misero 1,34. Parola dell’Istat: ogni donna italiana in età feconda non fa più di un figlio e 34 centesimi di un altro pargolo, da generare in condominio (lo dice la matematica) con altre due madri della medesima forza di volontà. Insomma, ci vogliono tre mamme per ottenere quattro infanti, e questo significa una sola cosa: declino demografico assicurato, nel giro di poche generazioni. Anche con l’aiuto delle forze fresche degli immigrati.

Per capirci: in Francia il tasso di fertilità è praticamente di due figli a donna (1,96). Gli Usa sono ad 1,77.

Secolarizzati, ma non solo

Il punto è proprio questo: nel 2007, cioè alla vigilia della grande crisi che ha spazzato via gli anni ruggenti del liberismo sfrenato, negli Usa ogni donna in età adatta metteva al mondo più di due bambini (2,2), ed il sogno conclamato di ogni giovane coppia che si sposava sugli schermi di Hollywood era, almeno fino a qualche decennio fa, di arrivare a quattro. Poi c’è stata sì una ripresa, ma il tasso di incremento demografico ha continuato a scendere. Cos’è successo?

Poco confortano considerazioni di carattere matematico: qualcuno dice che allungandosi l’età fertile, e innalzandosi l’età della maternità, gli Usa stiano vivendo un momento in cui le mamme americane stanno riprendendo il fiato dopo decenni di attività intensa. Del resto è vero che il primo figlio – in media – lo si aveva a 25 anni nel 2007, e adesso a 27. Ma alcuni sondaggi rivelano che sempre più donne, dall’altra parte dell’oceano, dopo il primo parto non intendono ripetere l’esperienza.

Difficile immaginare che il fenomeno sia esclusivamente riconducibile al lento processo di secolarizzazione che si va insinuando nella società americana, come già successo in quelle europee. Se è vero che in una nazione tradizionalmente attraversata da un forte sentimento religioso c’è stata un’impennata del numero dei non credenti, è anche vero che le culle vuote si stanno diffondendo anche nei gruppi solitamente più ligi. Come gli ispanici, che sono in maggioranza cattolici ma hanno delle agguerrite minoranze pentecostali. Tra di loro l’indice di fertilità è letteralmente crollato, pur rimanendo ben superiore alla media: da tre figli a madre a due.

Il gatto si morde la coda

Si tratta di una comunità sempre più presente e sempre più pesante nel panorama nazionale americano. Verrebbe da dire: man mano che si ambientano, assumono le abitudini dei loro concittadini Wasp e degli statunitensi bianchi di origine europea. Forse però la spiegazione è un’altra: con loro la crisi scoppiata nel 2008 è stata particolarmente dura, ed ha messo a repentaglio l’avvenire economico tanto di coloro che erano rimasti nella classe operaia, quanto di chi era nel frattempo riuscito a fare il salto nella classe media.

Facile che, con ricordi così freschi, ancora non si sentano sufficientemente al riparo per tentare l’azzardo del terzo figlio, che poi è quello che impone l’acquisto di una nuova automobile o di una nuova casa. E non è solo colpa della crisi, perché prima e dopo di essa la crescita delle aziende e delle imprese ha avuto luogo solo a costo di pratiche come il downsizing e l’outsourcing delle risorse, a partire dalle “risorse umane”. A questo, secondo i demografi, il gatto si morde la coda: meno bambini uguale meno crescita per settori interi dell’economia, meno contributi sociali per le pensioni degli ormai attempati baby-boomer e più debito pubblico su un numero sempre minore di spalle. 

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OLIVER BERG / DPA 

Il bimbetto dove lo metto

Tanto più che la classe media, in America, vive soprattutto nelle città, e le città americane stanno diventando ultimamente un po’ più, anch’esse, come le loro cugine europee: più affollate, più care, meno vivibili e meno a misura di famiglia numerosa. Con appartamenti più cari e più piccoli.

Non ci si stupisca, quindi, se a forza di stringersi alla fine non ci sia posto, in salotto, per una culla. 

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Autore dell'articolo: admin