Amici sta stancando il pubblico?


L'”occupazione” delle ultime ore è vera e spontanea o è solo un espediente televisivo?

I reality show, i talent show e i factual in generale, pur essendo considerati programmi televisivi che raccontano il reale, necessitano ugualmente di una sorta di “sceneggiatura”, un canovaccio solitamente imbastito da un team di autori che, successivamente, si augurano che venga seguito per sommi capi dai protagonisti.

I reality show o documentari che non “intervengono” su quanto sta avvenendo vengono proposti come “observational reality”.

Questa premessa può ritornare utile nel descrivere ciò che sta avvenendo, in queste ore, ad Amici.

Amici è un talent show con una forte componente reality ma, prima di tutto, ovviamente, è un programma televisivo e se un programma televisivo annoia il pubblico, occorre intervenire, in un modo o nell’altro.

Qui, ritorna prepotente il discorso della “sceneggiatura”.

Ad Amici, si sta consumando un evento mai visto prima: la scuola è stata “occupata” dagli allievi per protesta nei riguardi dell’insegnante Timor Steffens che ha eliminato il ballerino Marco Alimenti, rifiutandosi anche di fargli lezione e di assegnargli le sue coreografie.

L'”occupazione” è stata lanciata da un comunicato stampa e gli allievi stanno anche indossando t-shirt “ad hoc” che qualcuno, ovviamente, avrà provveduto a fornire loro.

Non asseriamo con sicurezza che si tratti di una trovata degli autori che gli allievi di Amici stanno solamente mettendo in pratica ma i dubbi sono legittimi.

Dopo il caotico serale della scorsa edizione, anche questa diciottesima edizione di Amici sta manifestando poca “tranquillità”: variazioni al regolamento, la diretta che lascia spazio alla registrazione, eliminazioni di massa di allievi visti ai casting e, ora, questa occupazione che sa molto di coup de théâtre, alla stregua dei lavori socialmente utili visti durante la scorsa edizione, e che arriva dopo due speciali del sabato che non hanno brillato molto in termini di Auditel.

Per non parlare dell’ingresso di Vincenzo Di Primo, di cui TvBlog vi aveva parlato nelle scorse settimane.

Un’osservazione oggettiva è la seguente: Amici non è più lo stesso di tanti anni fa.

Amici è stato cambiato da quando le major discografiche e gli agenti ci hanno messo le mani sopra.

Tante altre cose, inoltre, non sono più le stesse.

Vi ricordate le maree umane dei casting? O il sogno di un ragazzo perfetto sconosciuto che passa dal suonare in cameretta al successo nel giro di pochi mesi? Ecco, non ci sono più.

Quando si avvicina il serale, assistiamo puntuali ad un “rimpasto” di allievi messo in atto per alzare il livello e, a questo punto, uno si chiede a cosa serva mandare in onda la fase “casting” durante il mese di novembre.

In alcuni casi, gli allievi che subentrano sono artisti fatti e finiti che non necessitano assolutamente di una scuola per essere sgrezzati, anzi non necessitano proprio di essere sgrezzati.

Cantanti con esperienze già importanti alle spalle (Alessandro Casillo, uno dei concorrenti di quest’anno, ha vinto Sanremo; sempre quest’anno, ben sette cantanti hanno altre esperienze televisive alle spalle) e, in altri casi visti nelle edizioni passate, cantanti già con un seguito importante o addirittura con un contratto firmato in tasca hanno fatto il loro ingresso nella scuola.

Amici non è più una scuola, quindi, è una vetrina.

Considerato ciò, è lecito chiedersi se questi cali di attenzione da parte del pubblico (l’anno scorso, il serale di Amici ha perso, in alcuni casi, contro Ballando con le Stelle) siano dovuti al fatto che Amici, oggettivamente, abbia perso e stia perdendo di autenticità e, perché no, di genuinità.

Ricordiamo, tra l’altro, che l’idea della “rivoluzione” non è neanche nuova in casa De Filippi.

Nel 2007, in occasione di Uno due tre Stalla, il dimenticabile reality show di Canale 5 condotto da Barbara D’Urso, a metà strada tra La pupa e il secchione e La fattoria, il team di autori dell’epoca di Maria De Filippi subentrò a Simona Ercolani che lasciò il programma dopo due puntate flop.

Le sei squadre, originariamente composte da un contadino e due showgirl, vennero ridotte a due squadre, contadini vs showgirl, e il tutto venne fatto passare come un’insurrezione spontanea da parte delle vallette.

Ora, d’accordo che una fetta di telespettatori è stupida e abbocca a qualunque cosa, però, bisognerebbe anche non lasciarsi prendere troppo la mano.

Un conto era Uno due tre Stalla, programma fortunatamente morto sul nascere, un altro conto è Amici, un talent show che ha una storia lunga e che non meriterebbe di ritrovarsi a sopravvivere unicamente a colpi di espedienti televisivi.

Sperando sempre che quest’improvvisa occupazione sessantottina degli allievi sia autentica…




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Autore dell'articolo: admin