Alla fine Roma dovrà pagare l’Esercito per riparare le buche


Alla fine Roma dovrà pagare l’Esercito per riparare le buche

 Foto: Francesco Fotia / AGF 


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L’esercito riparerà le buche di Roma, ma Roma dovrà pagare l’esercito per aver riparato le buche: ha l’aria di essere un compromesso tra le varie anime del governo e dello stesso M5S il punto finale raggiunto nel dibattito sulla risistemazione del manto stradale della Capitale, che al momento non potrebbe essere più malconcio.

Si tratta di una soluzione che permette di tenere insieme le esigenze di quanti volevano far sentire il sostegno dell’esecutivo nei confronti della amministrazione di Roma, retta da Virginia Raggi, e quanti o avevano un obiettivo diverso oppure, come il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, avevano sollevato dubbi sul progetto.

Cosa dice la legge

A pronunciare la sentenza definitiva il testo della Legge di Bilancio appena uscita dal Senato e destinata ad essere approvata con un semplicissimo sì senza dibattito dalla Camera dei Deputati. La faccenda è affrontata in tre commi del testo – enorme – del provvedimento, per l’esattezza i numero 933, 934 e 935.

Nel primo di questi ter commi viene stabilita l’entità dei fondi che la Città potrà avere per affrontare il problema. In particolare è assegnata a Roma Capitale “una dotazione finanziaria pari a 40 milioni per l’anno 2019 e a 20 milioni di euro per l’anno 2020 per interventi di ripristino straordinario della piattaforma stradale della grande viabilità”. Una serie di interventi “da eseguire anche, nei casi emergenziali, con il Ministero della Difesa”.

Secondo comma: per realizzare quanto detto prima “è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, per l’acquisto di mezzi strumentali al ripristino delle piattaforme stradali”. Insomma, i macchinari necessari: dalle betoniere agli schiacciasassi.

A conti fatti, l’Urbe e i suoi amministratori avranno a disposizione 75 milioni (non pochi) nel prossimo triennio per coprire buche, eliminare radici poco profonde, dare una mano d’asfalto alla Colombo o alla Salaria.  

A questo punto interviene l’ultimo comma dedicato dalla Manovra ai guai degli automobilisti romani. Il numero 935, infatti, afferma che “gli oneri sostenuti per il concorso del Ministero della Difesa alle attività sopraelencate sono ristorati da Roma Capitale” secondo quanto stabilito da una legge del 2009. In altre parole: Se intervengono i militari per rimettere in sesto la Cassia o la Via del Mare, poi il Comune dovrà rifondere tutte le spese. E in questo modo nessuno potrà lamentarsi: né il Comune, che avrà a disposizione i fondi necessari e l’evidente appoggio politico del governo, né il ministero della Difesa che non dovrà scucire un quattrino per svolgere una funzione difficilmente annoverabile tra i suoi obiettivi primari.

Un’antica tradizione millenaria 

Una soluzione che, inoltre, risponde ad una antica tradizione millenaria, perché si sa benissimo che quelle strade oggi così malconce, le vie consolari, vennero tracciate e progettate non tanto allo scopo di unificare l’Italia o favorire gli scambi commerciali, quanto semmai per favorire lo spostamento delle legioni. Che spesso se ne assumevano anche la cura.

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Autore dell'articolo: admin