Albert Finney, l’ultimo dei giovani arrabbiati


Sono tutti morti. Si chiamavano ‘the angry young men’ – i giovani arrabbiati. Provenienti dalla classe operaia: Richard Burton proveniente dal Galles e da un’enorme famiglia di minatori, Richard Harris dall’Irlanda della tubercolosi e della povertà,  e Peter O’Toole – anche lui di origini irlandesi ma con una gioventù così confusa da lasciargli ben due certificati di nascita. Lasciarono il loro primo impatto dando voce ai personaggi di John Osborne e Alan Sillitoe e ad un nuovo teatro lanciato da Ricorda con rabbia, con Burton nei panni di Jimmy Porter nel film, un ribelle con un’intelligenza e un modo di parlare da strappare a pezzi un’Inghilterra che insiste su un sistema di classi sociali d’altri tempi. Non fu un successo. Un pubblico ancora nella morsa di Noel Coward e dei salotti eleganti dei ricchi, non poteva che provare disgusto dalle scene puzzolenti di cucine sporche.

Albert Finney era cresciuto nel Lancashire, nel nord dell’Inghilterra. Il luogo che vide nascere la rivoluzione industriale insieme alla classe operaia e ad un sistema di sfruttamento lontano dalle opportunità offerte da Londra. Il suo primo film fu Gli Sfasati, adattato da un’opera di John Osborne in cui un vecchio attore tenta ancora di scalare il successo in un mondo che lo ha superato. In un certo senso il film rappresenta un misto perfetto della carriera di Finney che ben presto oltrepassa i confini che subito gli furono disegnati intorno. Il suo primo successo come attore principale fu Sabato sera domenica mattina diretto da Karel Reisz, tratto dal romanzo di Alan Sillitoe. Il film diventò immediatamente un classico del film dei giovani arrabbiati, con la storia di Arthur Seaton, un operaio che va alla ricerca di sesso e piacere durante il fine settimana.

Ma i giovani arrabbiati crescono e si calmano. Finney interpreta Tom Jones e ha un grande successo. Nel momento più importante della sua carriera decide di andare in giro per il mondo per un anno. Come i suoi compagni era un grande bevitore e amava la vita tanto da mettere a rischio il suo talento. E anche se arrivava dagli ‘inizi sbagliati’ come scrive Philip Larkin, Finney aveva il teatro nel cuore e i grandi classici come obiettivo: Shakespeare, Cechov e i greci.

Col tempo diventerà Poirot e il papà di Annie e il gangster di Crocevia della Morte dei fratelli Coen e tanti altri ruoli. Perfino Churchill, che ormai sembra un ruolo quasi d’obbligo per un attore inglese di una certa età. Era un uomo di grande sostanza e oserei dire l’ultimo leone britannico a stare a cavallo fra il teatro e il cinema con un successo così grande. Quel bar nel cielo con Burton, Harris, Alan Bates e adesso Albert Finney dev’essere un posto piuttosto rumoroso e splendido. Cheers.


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