“Ad un passo dai rapitori”. Il rapimento di Silvia in Kenya, giorno VII


"Ad un passo dai rapitori". Il rapimento di Silvia in Kenya, giorno VII

 Foto: Facebook 


   Silvia Costanza Romano 




La polizia keniana sta chiudendo ogni possibile via di fuga ai rapitori di Silvia Romano. Ribadiscono la loro fiducia, anche se cercano di mantenere del riserbo intorno alla vicenda per non compromettere la possibile liberazione della cooperante italiana. Gli inquirenti, inoltre, ammettono che uno degli obiettivi del commando di sequestratori era portare la giovane in Somalia. Cosa che non gli è riuscita perché le strade che portano nello stato confinante sono state sigillate.

Si sta, dunque, chiudendo il cerchio intorno ai tre uomini responsabili del rapimento. Gli inquirenti stanno cercando di fare terra bruciata intorno al commando, che ha goduto del sostegno dei pastori per poter procurarsi cibo e acqua. Numerose sono le tracce trovate nella foresta di Garsen, a circa 100 chilometri da Malindi, lasciate dai rapitori, fuochi, resti di cibo e altro. Come scrive l’inviato del Corriere della Sera. Sarebbero state trovate anche le treccine, exstension, che Silvia si era fatta mettere la domenica prima del rapimento. Questo, inoltre, è un’ulteriore prova del fatto che la cooperante è viva.

Orma su orma sempre più vicini a Silvia

“Ci stiamo avvicinando. Tutto indica che abbiamo quasi raggiunto i rapitori”. Lo ha detto il comandante regionale della polizia kenyana Noah Mwivanda, intervistato dalla televisione Ntv in un servizio pubblicato su Youtube. “Ci aspettiamo di ritrovare” Silvia Romano “viva”, ha ribadito. La polizia ha anche espresso la preoccupazione che alcuni residenti del posto stiano collaborando con i rapitori dando loro rifugio, cibo e acqua. L’obiettivo dei rapitori, ribadisce il comandante locale delle forze dell’ordine, era portare la ragazza nella confinante Somalia ma tutte le strade possibili, assicura, sono state sigillate. La pista seguita nelle indagini resta comunque quella della criminalità comune.

Importante sostegno dei pastori 

Una delle preoccupazioni maggiori, in questo momento, è invece che alcuni residenti del posto stiano collaborando con i sequestratori dando loro rifugio, cibo e acqua. Per gli eventuali fiancheggiatori la polizia ha minacciato una pesante incriminazione. Intanto un aiuto potrebbe arrivare dalla comunità dei pastori seminomadi che abita nella regione costiera e che ha condannato il rapimento della cooperante italiana e annunciato di sostenere le ricerche. Gli anziani della comunità hanno chiesto a tutti i membri di cooperare con gli agenti di sicurezza per arrestare i rapitori.

Il sostegno della comunità di pastori Orma, che conoscono centimetro per centimetro il territorio dove si è mosso il commando, è di vitale importante per un esito positivo della vicenda. Al momento, tuttavia, gli investigatori negano che vi siano state richieste di ricatto o che vi sia una trattativa in corso coi rapitori.

Il Corriere della Sera, inoltre, riporta l’appello del governatore di Garsen, Ali Wario: “Tattate l’italiana con umanità”. E poi aggiunge che i rapitori stanno accumulando errori su errori, il che dimostrerebbe che l’azione è stata improvvisata, o che aveva l’obiettivo, ormai sfumato, di vendere la cooperante italiana a una banda ben più organizzata o di scappare in Somalia.

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