A tre anni dalla scomparsa, l’inchiesta su Regeni non decolla


inchiesta giulio regeni



Cinque ufficiali del Dipartimento di sicurezza nazionale e dell’Ufficio investigativo del Cairo già sotto inchiesta per concorso in sequestro di persona (dal generale Sabir Tareq al maggiore Magdi Abdlaal Sharif, dal capitano Osan Helmy con il suo stretto collaboratore Mhamoud Najem al colonnello Ather Kamal) più altri che sulla carta potrebbero rischiare di esserlo.

A tre anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, il ricercatore friulano di 28 anni sparito il 25 gennaio 2016 nella capitale egiziana, sottoposto per giorni a torture e poi trovato cadavere il 3 febbraio successivo lungo la strada che collega il Cairo ad Alessandria, questo è il bilancio dell’attività della Procura di Roma, che un mese fa ha proceduto all’iscrizione sul registro degli indagati dei primi cinque nomi (su cui ci sono elementi indiziari più consistenti). 

Il Cairo resta alla finestra

L’ufficio di piazzale Clodio altro non può fare se non attendere le mosse dei magistrati egiziani perché ogni possibile svolta può dipendere soltanto dalle autorità del Cairo cui spetta la titolarità dell’inchiesta.

La sensazione, però, è che, al di là dell’impegno ribadito più volte dall’Egitto di voler far luce sulla vicenda, mantenendo ferma la collaborazione giudiziaria tra i due Paesi nonostante i differenti ordinamenti giuridici, l’attesa dei magistrati romani risulti assolutamente vana. Da quando sono avvenute le iscrizioni, infatti, non si sono registrati passi avanti: l’Egitto continua a stare alla finestra, come se nulla fosse, mostrando irritazione e nervosismo solo quando da più parti viene accusato di immobilismo.

Neppure l’iniziativa adottata dal presidente della Camera, Roberto Fico, di interrompere i rapporti con il Parlamento del Cairo (condivisa peraltro da tutti i gruppi politici), ha sortito gli effetti sperati.

Le iscrizioni, decise dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal pm Sergio Colaiocco, sono legate a quanto accertato un anno fa dagli investigatori di Ros e Sco secondo cui Regeni è stato seguito e pedinato da esponenti dei servizi segreti egiziani e della polizia locale tra il dicembre del 2015 e almeno fino al 22 gennaio del 2016.

Tre giorni dopo, in coincidenza con il quarto anniversario della rivoluzione che portò alla caduta dell’allora presidente Mubarak con manifestazioni e cortei, del giovane ricercatore, visto l’ultima volta dalle parti della stazione Dokki della metropolitana, non si sono più avute notizie.

Osservato speciale

La squadra investigativa italiana ha verificato che l’11 dicembre del 2015 Giulio, unico occidentale presente, venne fotografato da uno sconosciuto durante un’assemblea sindacale. Quel fatto, che confiderà a tre colleghi universitari, lo turbò non poco. Dal 15 dicembre, poi, l’agente della Ns Mhamoud Najem, stretto collaboratore del colonnello Helmy, si sarebbe dato da fare (senza ottenere risultati) per avere da un avvocato egiziano, che condivideva l’appartamento con Regeni, una copia del passaporto di Giulio. Richiesta inoltrata anche al portiere del palazzo dove abitava il ragazzo friulano, arrivato al Cairo nel mese di settembre su input dell’Università di Cambridge per il suo dottorato.

E tutto questo perché il leader del sindacato degli ambulanti, Mohamed Abdallah, aveva segnalato Regeni come ‘spia’ agli 007 egiziani rivelando loro la storia di un ipotetico stanziamento di 10 mila sterline provenienti dalla Fondazione Antipode che avrebbe consentito al ricercatore di portare avanti il suo dossier sui movimenti sindacali indipendenti. Abdallah, su ordine di Sharif, si fece consegnare da Giulio il bando di concorso per aggiudicarsi quei soldi. Poi, il 7 gennaio del 2016 al rientro al Cairo dopo le vacanze natalizie trascorse in Italia, Regeni incontrò Abdallah, appuntamento che fu intercettato su iniziativa degli ufficiali egiziani (presente anche il generale Tareq).

Il cerchio si stringe

Il leader degli ambulanti si presentò munito di apposita apparecchiatura per videoregistrare la conversazione. In quell’occasione Regeni capì che il suo amico era più interessato a quei soldi che non al destino del movimento sindacale, oggetto della ricerca di Giulio. Concluso l’incontro, Abdallah aggiornò il colonnello Kamal il quale, a sua volta, avvertì la National Security. E tra Abdallah e gli esponenti dei servizi i contatti proseguirono nei giorni successivi, perché anche il maggiore Sharif ebbe modo di confrontarsi con il capo degli ambulanti.

Per le autorità giudiziarie egiziane questi elementi di prova non sono sufficienti per poter procedere a un’iscrizione sul registro degli indagati (non previsto, tra l’altro, dal loro ordinamento). Per arrivare alla verità – hanno fatto sapere in più occasioni – serve tempo. 

Di fatto, pero’, l’analisi dei tabulati telefonici effettuata dalla procura di Roma e dalla squadra investigativa di Ros e Sco ha dimostrato che l’attività di spionaggio e monitoraggio compiuta ai danni di Regeni è proseguita con certezza fino al 22 gennaio. Il 25, poi, il ragazzo inviò un sms alla sua fidanzata in Ucraina per avvertirla che sarebbe uscito di lì a poco. E più tardi una studentessa, sua amica, scrisse sul profilo Facebook che Regeni, che avrebbe dovuto incontrare delle persone in piazza Tahir per festeggiare il compleanno di un amico, era scomparso. Il 3 febbraio venne trovato il corpo senza vita.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.

Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.




Link Ufficiale: https://www.agi.it/cronaca/rss

Autore dell'articolo: admin