A che punto è la querelle sul condono tra Lega e M5s


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 Giuseppe Conte – Matteo Salvini- Luigi Di Maio




È ancora gelo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sul dl fiscale. Nonostante la volontà dichiarata da parte di entrambi di trovare una soluzione al problema del condono e quindi di non scatenare nessuna crisi di governo, continua il botta e risposta tra i due vicepremier con toni molto aspri. Mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, tenta di mediare sostenendo che si tratta di un “problema tecnico”, quasi a minimizzare: “È sorto un dubbio tecnico – ha detto il premier a Bruxelles ai giornalisti – un dubbio sulla traduzione tecnica dell’accordo politico che abbiamo fatto? L’accordo politico è ben chiaro. Se c’è un problema sulla traduzione tecnica può capitare”. Anche se poi viene puntualizzato, nero su bianco in una nota ufficiale di palazzo Chigi, che “la bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei Ministri non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’articolo 9: questa norma risultava in bianco proprio perché l’accordo politico è stato raggiunto poco prima e gli uffici non hanno fatto in tempo a tradurlo sul piano della formulazione tecnico-giuridica”. E che, ancora più puntuale, “non c’è stata la verbalizzazione specifica del contenuto dell’articolo 9 (condono), il cui testo, appena arrivato, andava comunque verificato successivamente nella sua formulazione corretta dagli Uffici della Presidenza”.

La versione di Salvini

La polemica tra Salvini e Di Maio, intanto, va avanti e prosegue con scambi al veleno fatti di puntualizzazioni, autodifese e contro attacchi. Il tutto affidato ai social. Il primo a parlare è il ministro dell’Interno di cui ambienti leghisti fanno trapelare la ‘forte irritazione’. “Patti chiari, amicizia lunga” avverte, “e basta manine”. Salvini conferma che domani sarà presente al Consiglio dei ministri anche perché dice, “passare per l’amico dei condonisti proprio no” ma ‘smonta’ la versione dei fatti narrata dagli alleati 5 stelle: “Conte leggeva articolo per articolo e Di Maio verbalizzava. A questo punto – prosegue il vicepremier leghista – la domanda: chi leggeva non leggeva abbastanza bene? Chi scriveva non ascoltava abbastanza bene? Non lo so, ma non possiamo stare sui giornali europei per due giorni con l’immagine di un governo litigioso e con lo spread che sale. È pieno di gente che vuole male a questo governo del cambiamento”.

Parole che Conte, sempre a Bruxelles, commenta così: “Salvini non dice qualcosa di falso. Nel corso del Consiglio dei ministri è arrivata una prima traduzione normativa perché questa norma è stata aggiunta all’ultimo, in zona Cesarini, perché è stata frutto della discussione”.

Salvini comunque chiarisce: “Il governo non salta. Non ho nessuna intenzione fare questo regalo al Pd e agli speculatori. Questo governo ha il diritto e il dovere di andare avanti, però è da due giorni che gli amici M5s dicono tante cose e io non sono nato per condonare niente a nessuno. Io per scemo non ci passo”.

Di Maio ribatte: “Non ero distratto e non mento”

Dopo un paio d’ore, arriva la replica stizzita – ancora una volta via Facebook – di Luigi Di Maio. “Quando mi si dice che ero distratto non ci sto. Se Salvini dice che non vuole passare per fesso, io non posso passare per bugiardo”, aggiunge. Mentre nel merito del “condono tombale penale, a cui Salvini dice di non essere affezionato, è una buona notizia così lo togliamo subito di mezzo” osserva.

C’è un altro nodo: il decreto sicurezza

Ma c’è un altro tema divisivo tra i due vicepremier, il decreto sicurezza, su cui Salvini accusa i 5 stelle di comportarsi come se fosse una forza di opposizione: “Perché da M5s sono arrivati 81 emendamenti? 81 emendamenti, come se fossero una forza di opposizione. Ragazzi, non è così che si lavora e si fa tra alleati. Se c’è da suggerire qualcosa, ben contento. Dieci, quindici emendamenti ci stanno, suggeriti da sindaci, associazioni, ma 81 da una forza di maggioranza, dai…”. E anche su questo, Di Maio ribatte punto su punto: “Sono d’accordo sul fatto che se c’è un provvedimento di governo come il decreto Sicurezza deve essere difeso da tutto il governo, ma se i miei parlamentari del Movimento hanno presentato degli emendamenti e ancora non abbiamo trovato un accordo politico non è colpa dei 5 stelle. Non è colpa mia se io e Salvini non ci siamo potuti ancora confrontare sugli emendamenti presentati al dl Sicurezza e sui nodi da sciogliere. È legittimo stare in campagna elettorale in Trentino, per carità ma non ci si puo lamentare da una diretta Facebook, abbiate pazienza. Io sono qui”.

Stasera Conte di rientro a Roma rivedrà articolo per articolo, come annunciato da lui stesso, il decreto fiscale e le norme finite nel mirino. Domani un Cdm dovrebbe risolvere la questione ma prima è molto probabile che si tenga un vertice con i due vicepremier e i sottosegretari che hanno seguito i lavori del decreto, per trovare un’intesa definitiva. Se politicamente, oltre che tecnicamente, il nodo sarà sciolto, il Cdm a quel punto potrà formalizzare l’accordo raggiunto e deliberare di nuovo.

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Autore dell'articolo: admin