A che punto è la partita sulla riforma delle Autonomie


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All’ultimo consiglio federale Matteo Salvini è stato netto: le priorità sono la flat tax e l’autonomia. “Con Zaia, Fontana, Fedriga e Fugatti mi sento e confronto quasi tutti i giorni, gli sciacalli si mettano l’animo in pace: in Lega dedichiamo il nostro tempo a lavorare, non a litigare”, ha tagliato corto qualche giorno fa il vicepremier della Lega. Nei gruppi parlamentari del partito di via Bellerio non si nasconde però che i veneti siano in fibrillazione. “Salvini vuol far partire il tavolo ma serve un negoziato, occorre tempo mentre Luca Zaia vorrebbe tutto e subito. Intende portare a casa tutte e 23 le materie, ma è sbagliato arroccarsi”, sottolineano le stesse fonti.

In ogni caso il ministro dell’Interno potrebbe riportare il dossier già nel Consiglio dei ministri di domani. “L’obiettivo da realizzare è a portata di mano”, ha spiegato più volte. Ma sul tema dell’autonomia c’è fibrillazione nel governo. Di fronte al pressing del ministro Erika Stefani e del governatore Zaia c’è il muro dei pentastellati che pur non derubricando l’argomento sottolineano la necessità di evitare uno scontro, di far partire una discussione nell’esecutivo e nel Parlamento. “La verità è che un testo non c’è”, riferisce un ‘big’ del Movimento 5 stelle.

I ‘paletti’ posti da Luigi Di Maio e anche dal premier Giuseppe Conte sono noti da tempo. Il premier, oggi a Napoli, ha ribadito che “il programma dell’Autonomia differenziata può offrire alle Regioni del Nord opportunità per l’acquisizione di maggiori competenza, ma non potrà mai avere come obiettivo quello di acuire il divario Nord-Sud: non interessa nemmeno alle Regioni del Nord”.

“L’autonomia non la chiedono solo le imprese lombarde”, afferma anche il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Un fronte si è aperto tra la Stefani e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. “Il ministro Stefani – l’accusa di quest’ultimo – ha firmato il provvedimento di nomina delle Commissioni paritetiche per l’Autonomia del Trentino – Alto Adige/Sudtirol, che svolgono un ruolo fondamentale di raccordo tra lo Stato, la Regione e le Province autonome. Il provvedimento è stato assunto dal ministro senza ricorrere a quel metodo collegiale che è un punto di forza del governo del cambiamento”.

Intanto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, si è fatto portavoce anche dei timori del presidente della Camera, Roberto Fico. “Ha espresso la sua preoccupazione – ha riportato Landini al termine di un incontro con la terza carica dello Stato – per il fatto che non si divida ulteriormente nel paese e che ci sia un’applicazione dei principi della Costituzione e un’unità del paese”.

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Autore dell'articolo: admin